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domenica, marzo 21st, 2010
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Lettera pastorale ai Cattolici d’Irlanda, 19 marzo 2010, Benedetto XVI
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Era un documento atteso. Qualsiasi cristiano cattolico lo stava attendendo direi quasi con ansia, come se la lordura della violenza sessuale avesse in qualche maniera macchiato noi tutti. Forse è così. Si intuisce dal tono della lettera pastorale del Papa agli irlandesi. Un tono che lascia presagire quanto lo scandalo sessuale irlandese sia grave, proprio in quanto colpisce una delle comunità cattoliche più storicamente importanti. Lo dice il papa medesimo nel prologo (lungo) della lettera ricordando le radici della Chiesa irlandese e la loro importanza nella nascita dell’Europa.
Sentivo necessità di leggere questo documento e se da un lato trovo sacrosanti alcuni passaggi, dall’altro non mi sento pienamente soddisfatto. Prenderò i passaggi che più mi hanno colpito e farò alcune considerazioni in merito.
In primis troviamo un’analisi dei motivi che hanno condotto alla situazione in essere:
tra i fattori che vi contribuirono possiamo enumerare: procedure inadeguate per determinare l’idoneità dei candidati al sacerdozio e alla vita religiosa; insufficiente formazione umana, morale, intellettuale e spirituale nei seminari e nei noviziati; una tendenza nella società a favorire il clero e altre figure in autorità e una preoccupazione fuori luogo per il buon nome della Chiesa e per evitare gli scandali, che hanno portato come risultato alla mancata applicazione delle pene canoniche in vigore e alla mancata tutela della dignità di ogni persona.
Qui la Chiesa cala le brache e ammette incompetenza, che altro modo di definire quanto qui descritto non v’è. Ho avuto a che fare con molti preti in vita mia, alcuni erano a mio avviso dei santi altri degli emeriti stronzi, certa gente non dovrebbe aver a che fare con i ragazzi e lo dico da ex studente di Valdocco. Non che qui ci sia stato quello schifo, ma un certo modo di porsi autoritaristico, un trattare non da pari, un modo di concepire il cristianesimo come qualcosa di terroristico ecco è una cosa che ho provato sulla mia pelle. Al punto che irridevamo i nostri educatori con poesie satiriche. Sostanzialmente la Chiesa qui dice di non essere stata capace di capire se tra i candidati al sacerdozio ci fossero dei maniaci. Ora, pur con tutta la buona volontà della terra mi sembra di poter affermare che non sia così semplice scoprire un maniaco sessuale, che non ve ne sia una sola razza, che siano piuttosto astuti o addirittura inconsapevoli. Quindi a meno di non istituire delle unità di analisi comportamentale e fare il profiling di tutti i candidati al sacerdozio la vedo dura capire davvero chi si abbia innanzi. Questo non toglie che il livello di attenzione sia stato inferiore al minimo sindacale.
È comprensibile che voi troviate difficile perdonare o essere riconciliati con la Chiesa. A suo nome esprimo apertamente la vergogna e il rimorso che tutti proviamo. Allo stesso tempo vi chiedo di non perdere la speranza.
Niente da aggiungere. Qui c’è imbarazzo e senso di colpa a mio avviso.
Egli comprende la profondità della vostra pena e il persistere del suo effetto nelle vostre vite e nei vostri rapporti con altri, compresi i vostri rapporti con la Chiesa. So che alcuni di voi trovano difficile anche entrare in una chiesa dopo quanto è avvenuto. Tuttavia, le stesse ferite di Cristo, trasformate dalle sue sofferenze redentrici, sono gli strumenti grazie ai quali il potere del male è infranto e noi rinasciamo alla vita e alla speranza.
Purtroppo temo che certe ferite siano talmente profonde da non essere sanabili. Capisco le necessità di queste parole, che sono parte della Fede in Cristo, ma se solo provo a immaginare la prospettiva delle vittime, non credo che sarei disposto nemmeno a sentirle.
vi chiedo con umiltà
Queste parole sono importanti, non vi è alcuna pretesa in questa lettera quando il Papa si rivolge alle vittime, solo costernazione e umiliazione profonda come è giusto che sia.
Poi tocca ai colpevoli:
Avete tradito la fiducia riposta in voi da giovani innocenti e dai loro genitori. Dovete rispondere di ciò davanti a Dio onnipotente, come pure davanti a tribunali debitamente costituiti. Avete perso la stima della gente dell’Irlanda e rovesciato vergogna e disonore sui vostri confratelli. Quelli di voi che siete sacerdoti avete violato la santità del sacramento dell’Ordine Sacro, in cui Cristo si rende presente in noi e nelle nostre azioni. Insieme al danno immenso causato alle vittime, un grande danno è stato perpetrato alla Chiesa e alla pubblica percezione del sacerdozio e della vita religiosa.
Di questo passaggio la cosa più importante agli occhi delle vittime è che la Chiesa non dovrebbe coprire i criminali in questione e li dovrebbe dare in pasto alla giustizia penale irlandese. Dico dovrebbe perché in fin dei conti parliamo di un arco temporale piuttosto lungo ed è possibile che un certo numero di aguzzini siano passati già per un altro genere di Giudizio. Nel qual caso meno scartoffie e più efficenza.
Poi un passaggio sicuramente di difficile accettazione per chi cristiano non è, ma vi assicuro che nemmeno un cristiano riesce a leggere queste parole a cuor leggero:
Il sacrificio redentore di Cristo ha il potere di perdonare persino il più grave dei peccati e di trarre il bene anche dal più terribile dei mali. Allo stesso tempo, la giustizia di Dio esige che rendiamo conto delle nostre azioni senza nascondere nulla. Riconoscete apertamente la vostra colpa, sottomettetevi alle esigenze della giustizia, ma non disperate della misericordia
Due sono i rilievi da fare su questo punto. Il primo è quella parole “esige” posta accanto a giustizia. Vi è dunque l’esigenza di rispondere dei nostri atti, pur nella coscienza che tutti possiamo essere perdonati. E qui vi confesso la mia reticenza, umana immagino, anche solo a pensare di perdonare bestie simili. Ma coprendo il motivo strettamente religioso per cui il Papa le abbia scritte, se non lo avesse fatto sarebbe stato non migliore di loro, stiamo parlando del successore di Colui che disse “Padre perdonali perché non sanno quello che fanno”.
Poi ai genitori:
Siamo tutti scandalizzati per i peccati e i fallimenti di alcuni membri della Chiesa, particolarmente di coloro che furono scelti in modo speciale per guidare e servire i giovani. Ma è nella Chiesa che voi troverete Gesù Cristo che è lo stesso ieri, oggi e sempre.
È quel “nella” così perentorio che qui mi da fastidio, credo che chi abbia subito un simile torto debba essere lasciato in pace, qui non si tratta più di fare proselitismo o di mantenere alto il numero degli abbonati a una rivista, parliamo di vittime, quindi lasciamoli in pace pure volessero farsi monaci buddisti o non avere più nulla a che fare con le fedi.
Sono consapevole inoltre che agli occhi di alcuni apparite colpevoli per associazione, e siete visti come se foste in qualche modo responsabili dei misfatti di altri. In questo tempo di sofferenza, voglio darvi atto della dedizione della vostra vita
Non vorrei essere nei preti e nelle suore per bene in Irlanda oggi, posso solo immaginare pallidamente le loro difficoltà quotidiane e quanto possa essere dura per loro.
Le parole rivolte ai vescovi invece mi lasciano del tutto insoddisfatto. Mi sarei atteso misure severissime nei confronti di coloro che decisero di insabbiare e con la loro omertà inflissero altro dolore a chi già troppo ne aveva patito.
Non si può negare che alcuni di voi e dei vostri predecessori avete mancato, a volte gravemente, nell’applicare le norme del diritto canonico codificate da lungo tempo circa i crimini di abusi di ragazzi. Seri errori furono commessi nel trattare le accuse. Capisco quanto era difficile afferrare l’estensione e la complessità del problema, ottenere informazioni affidabili e prendere decisioni giuste alla luce di consigli divergenti di esperti. Ciononostante, si deve ammettere che furono commessi gravi errori di giudizio e che si sono verificate mancanze di governo.
Soltanto un’azione decisa portata avanti con piena onestà e trasparenza potrà ripristinare il rispetto e il benvolere degli Irlandesi verso la Chiesa alla quale abbiamo consacrato la nostra vita.
Facciamo una riflessione. Nella vita quotidiana se un responsabile in una ditta qualsiasi fa schifosamente il suo lavoro che gli succede? Viene licenziato. Se poi si rende correo di qualche delinquente che magari ha rubato in azienda non denunciandolo, rischia pure lui la galera. Sarò medievale in questa affermazione, ma io mi sarei atteso una scomunica per tutti coloro i quali abusando del loro stato di religioso hanno abusato di ragazzi e ragazze, mi sarei atteso anche una sospensione o una rimozione dei vescovi che li hanno coperti. Qui ho il timore che ancora una volta la Chiesa abbia usato la mano leggera. Per un sacerdote che si compie di simili reati, ci DEVE essere la scomunica, un tempo usata e comminata per immani stronzate tipo votare comunista.
Nell’affrontare la presente crisi, le misure per occuparsi in modo giusto dei singoli crimini sono essenziali, tuttavia da sole non sono sufficienti: vi è bisogno di una nuova visione per ispirare la generazione presente e quelle future a far tesoro del dono della nostra comune fede.
E questa frase potrebbe essere stata rivolta a una qalsiasi parrocchia del mondo.
E arriviamo alla parte conclusiva della lettera, quella in cui il Santo Padre propone iniziative concrete per affrontare la situazione:
Invito ora voi tutti a dedicare le vostre penitenze del venerdì, per un intero anno, da ora fino alla Pasqua del 2011, per questa finalità. Vi chiedo di offrire il vostro digiuno, la vostra preghiera, la vostra lettura della Sacra Scrittura e le vostre opere di misericordia per ottenere la grazia della guarigione e del rinnovamento per la Chiesa in Irlanda. Vi incoraggio a riscoprire il sacramento della Riconciliazione
Particolare attenzione dovrà anche essere riservata all’adorazione eucaristica
intendo indire una Visita Apostolica in alcune diocesi dell’Irlanda, come pure in seminari e congregazioni religiose
Propongo inoltre che si tenga una Missione a livello nazionale per tutti i vescovi, i sacerdoti e i religiosi. Nutro la speranza che, attingendo dalla competenza di esperti predicatori e organizzatori di ritiri sia dall’Irlanda che da altrove, e riesaminando i documenti conciliari, i riti liturgici dell’ordinazione e della professione e i recenti insegnamenti pontifici, giungiate ad un più profondo apprezzamento delle vostre rispettive vocazioni, in modo da riscoprire le radici della vostra fede in Gesù Cristo.
Ecco io temo di avere un’idea di concretezza differente. Capisco l’importanza della preghiera, ma qui ci troviamo davanti a una comunità nazionale sconvolta e travolta da uno scandalo senza precedenti e che oltretutto sarebbe rimasto impunito se fosse dipeso dai vertici ecclesiali. Quindi parlare di concretezza a mio avviso, modestissimo avviso, avrebbe dovuto parlare di misure pratiche per controllare chi voglia divenire prete, di risarcimenti alle famiglie, di punizioni durissime per i preti, i religiosi e le religiose coinvolti, di retrocessione al rango di lecca francobolli semplice per i vescovi conniventi. Forse queste misure diciamo pure secolari avrebbero maggiormente reso l’idea di una Chiesa romana meno romana e più irlandese. Invece l’invito alla preghiera per quanto ineccepibile formalmente lascia l’amaro in bocca a chi legge. Sa quasi di un caliamo un pietoso velo e non pensiamoci più. Le misure concrete sono la sola cosa che possa dare della Chiesa un’idea non ridicolmente lontana dal popolo che dovrebbe curare.
Non parliamo di sacerdoti qui, ma di criminali sessuali. Non v’è pena che possa riparare ai mali che hanno fatto. Ai danni insanabili arrecati. Mi attendevo più fermezza, più durezza.
Ma attenzione questa lettera è la risposta ufficiale della Chiesa Cattolica Romana. Immagino conoscendo il soggetto, che dietro le quinte il Papa si sarà lasciato scappare qualche KAZZO! che abbia duramente rampognato i vescovi idioti, che abbia preso misure serie per la selezione dei preti e delle suore, che… insomma lo spero.
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5 Comment to “Lettera pastorale ai Cattolici d’Irlanda, 19 marzo 2010, Benedetto XVI”
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Bella, interessante e condivisibile analisi del documento, che non ho letto ma ho cosi’ avuto l’opportunita’ di conoscere. Siamo piuttosto vicini come idee religiose e poitiche per cui mi e’ stato molto utile leggere le tue considerazioni.
L’unica cosa su cui non sono completamente d’accordo e’ il tuo commento sul perdono: il papa non chiede alle vittime di perdonare, ma afferma che anche dal male Dio piu’ trarre il bene e che sarà la Sua giustizia a decidere, ma che umanamente bisogna pagare per i propri errori. Il tema del perdono e’ sempre difficile e genere molta confusione, ad ogni delitto efferato c’e’ sempre il cronista che chiede:”Ma lei perdona l’assassino?” e la domanda e’ sbagliata. Il perdono lo si da a chi lo chiede, non in generale, non a priori. L’importante e’ non volere vendetta. Nella confessione si ottiene il perdono, ma dopo aver dichiarato i propri peccati.
Comunque grazie per il post
Ciao Kyra, c’è da notare rispetto al tema del perdono che nella letter non si chiede affatto alle vittime di perdonare. Si dice però, che Dio perdona anche ipeccti più gravi che è diverso, è un’invocazione alla Speranza cui la Chiesa non può sottrarsi.
Il vero dramma è lo scandalo che sta coinvolgendo la Germania. In cosa è più grave? Nel fatto che si dice che forse il papa stesso potrebbe aver taciuto illo tempore a Monaco su fatti di cui era a conoscenza. Chiaramente se una cosa del genere venisse confermata sarebbe più che uno scandalo, sarebbe un episodio dalla gravità immensa. Spero proprio che lui non sapesse.
Francamente trovo questa lettera piuttosto deludente, sia nell’impianto che nell’incipit, che comunque ne riassume lo spirito: “Dovete rispondere di ciò davanti a Dio onnipotente, come pure davanti a tribunali debitamente costituiti.”
Intanto sembra quasi che la cosa più importante sia quanto queste persone abbiano mancato nei confronti della chiesa e della religione, il fatto che debbano essere processati e puntiti dalla legge è una cosa buttata lì, come se fosse un dettaglio secondario. Non siamo ai livelli di oscenità delle scuse per la condanna a Galileo di Woytila, ma mi pare che l’impianto logico sia rimasto lo stesso.
Tra l’altro, “tribunali debitamente costituiti” mi sembra un’espressione eccessivamente ambigua…Di che tribunali si sta parlando? Costituiti da chi? Debitamente secondo chi? Detta così non è proprio detto che si stia parlando di tribunali irlandesi.
Cioè, dire “queste persone sono criminali e devono essere processati e puniti secondo la legge, e per processti intendo dai tribunali irlandesi, per legge intendo la legge irlandese e puniti intendo marcire in un carcere irlandese. E così anche quelli che vi hanno coperto, e per coperto intendo soprattutto che non vi hanno denunciato, prima ancora che trasferiti in roccaforti sicure e mettere tutto a tacere. Anche questi devono finire in carcere perchè sono sicuro che la legge Irlandese prevede delle pene pe lacomplicità e il favoreggiamento” era un concetto troppo forte, o troppo rivoluzinario? Evidentemente si.
Per il resto della lettera, nulla da commentare, conciliare l’adesione alla chiesa con i misfatti della stessa è una questione come conciliare la scienza con la fede: può essere di un qualche interesse solo per chi ha una fede da conciliare con qualcosa.
Sulla questione della scomunica, ovviamente siamo al ridicolo e spero che tu non sia l’unico cattolico che ormai se ne rende conto: si scomunicavano i comunisti ma non si scomunicano i preti pedofili, così come si nega la comunione ai divorziati ma non ai ladri e agli assassini.
Ormai fuori dall’Italia e forse dall’Irlanda la chiesa cattolica sta conoscendo un calo delle adesioni fortissimo proprio a causa di posizioni assurde come questa.
Quanto alla speranza che Ratzinger non sapesse…Francamente mi sembra abbastanza infondata. Tu come molte altre persone ti sei accorto che qualche cosa non andava pur stando all’esterno, che un vecchio ottuagenario che ha trascorso la vita intera all’interno della chiesa e che ha un fratello che ha avuto la stessa esperienza non si fosse mai accorto di nulla è come credere al nano quando afferma che non sapeva nulla dei traffici che accadevano alla Fininvest.
Semplicemente questa volta sono stati colti con le mani nel sacco, perchè storicamente la politica della chiesa in queste questioni è stata appunto quella di insabbiare tutto e trasferire i colpevoli in parrocchie di provata fedeltà (leggi omertà).
Che, temo, sia anche la ragione per cui Ratzinger è stato così morbido con i vescovi…Dopotutto si sono attenuti alla prassi, non poteva colpirli più di tanto.
Babil come detto poco sopra mi attendevo una durezza maggiore, il non averla veduta mi fa parecchia paura. Proprio perché è difficile che i palazzinari delle curie fossero all’oscuro di queste cose. E il Papa attuale era uno di loro.
Sui tribunali non concordo, mi pare piuttosto evidente dal contesto del documento e dalle dichiarazioni rese in sala stampa vaticana da Fisichella, che i tribunali cui si fa riferimento son quelli penali irlandesi e del resto la cosa sarebbe confermata dal quel “umana” riferito a giustizia.
Che queste persone siano criminali e come tali vadano trattati credo non ci sia niente da discutere, ma proprio niente. Carcere e scomunica. Stop.
Ma come cattolico mi preoccupa di più un eventuale sapere e non parlare del pontefice.
[...] Lettera pastorale ai Cattolici d’Irlanda, 19 marzo 2010, Benedetto XVI Era un documento atteso . Qualsiasi cristiano cattolico lo stava attendendo direi quasi con ansia, come se la lordura della violenza sessuale avesse in qualche maniera macchiato noi tutti. Forse è così. Si intuisce dal tono della lettera pastorale del Papa agli irlandesi. blog: Bloggo ergo SUM! | leggi l'articolo [...]