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	<title>Commenti a: La morte del Sé</title>
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	<description>Riavvia ma soprattutto NON LASCIARE LA REGISTRAZIONE LIBERA</description>
	<lastBuildDate>Fri, 10 Sep 2010 21:16:18 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Di: Eleas</title>
		<link>http://www.gianrico.org/2010/02/09/la-morte-del-se/comment-page-1#comment-4267</link>
		<dc:creator>Eleas</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 21:13:48 +0000</pubDate>
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		<description>babil quelli che tu descrivi sono quelli che sociologicamente vengono chiamati frame e di cui avevo parlato nel post sulla responsabilità nella comunicazione.
Ma in realtà oggi si sceglie di non essere nessuno ed è quello (Giulia) che mette tristezza, perché a ben guardare gli elementi per essere sempre qualcuno li abbiamo, solo che si scelgono obiettivi fuori portata e se non ci si arriva ci si sente niente. Forse io non sarò mai uno scrittore, ma sono uno scribacchino, scrivere mi rilassa ad affrontare periodi brutti, fa parte di ciò che sono. Non sarò mai uno scrittore di successo perché riconosco di avere un limitato talento letterario, e con ciò? Comunico ufficialmente che non farò un&#039;operazione chirurgica per diventare come GL, anche perché si sa sono molto più bello di lui. :D
Scherzi a parte il problema dell&#039;identità oggi è terribile. Qualcosa di devastante. Per quello ho intitolato il post la morte del Sé. Il Sé è ciò che siamo più intimamente, proprio quel punto di incontro dei frame in cui ci caliamo e che fusi assieme danno la somma del noi. 
Ogni tanto credo che basti osservare tutte quelle maschere con benevola condiscendenza perché esse tutte assieme fanno l&#039;anima di ciascuno di noi. Solo con uno sguardo del genere si può evitare di diventare la pila di Morpheus.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>babil quelli che tu descrivi sono quelli che sociologicamente vengono chiamati frame e di cui avevo parlato nel post sulla responsabilità nella comunicazione.<br />
Ma in realtà oggi si sceglie di non essere nessuno ed è quello (Giulia) che mette tristezza, perché a ben guardare gli elementi per essere sempre qualcuno li abbiamo, solo che si scelgono obiettivi fuori portata e se non ci si arriva ci si sente niente. Forse io non sarò mai uno scrittore, ma sono uno scribacchino, scrivere mi rilassa ad affrontare periodi brutti, fa parte di ciò che sono. Non sarò mai uno scrittore di successo perché riconosco di avere un limitato talento letterario, e con ciò? Comunico ufficialmente che non farò un&#8217;operazione chirurgica per diventare come GL, anche perché si sa sono molto più bello di lui. <img src='http://www.gianrico.org/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' /><br />
Scherzi a parte il problema dell&#8217;identità oggi è terribile. Qualcosa di devastante. Per quello ho intitolato il post la morte del Sé. Il Sé è ciò che siamo più intimamente, proprio quel punto di incontro dei frame in cui ci caliamo e che fusi assieme danno la somma del noi.<br />
Ogni tanto credo che basti osservare tutte quelle maschere con benevola condiscendenza perché esse tutte assieme fanno l&#8217;anima di ciascuno di noi. Solo con uno sguardo del genere si può evitare di diventare la pila di Morpheus.</p>
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		<title>Di: giulia</title>
		<link>http://www.gianrico.org/2010/02/09/la-morte-del-se/comment-page-1#comment-4266</link>
		<dc:creator>giulia</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 19:56:17 +0000</pubDate>
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		<description>Che tristezza, eh?</description>
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		<title>Di: Babil</title>
		<link>http://www.gianrico.org/2010/02/09/la-morte-del-se/comment-page-1#comment-4265</link>
		<dc:creator>Babil</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 16:13:47 +0000</pubDate>
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		<description>Il punto secondo me è che la persona è sempre stata un concetto evanescente. Pirandello ci ha fondato tutta la sua opera sul fatto che abbiamo diverse personalità a seconda delle diverse comitive e situazioni che ci capitano. Mentre per Pirandello questa era una nozione sconvolgente ed inquietante, per altra culture meno individualiste di quella occidentale il fatto appare più scontato. Mi viene in mente il  Giappone, dove addirittura la lingua cambia a seconda del fatto che una persona appartenga al tuo gruppo oppure no. Dato poi che il gruppo è un concetto variabile, può succedere che un impiegato che sul lavoro usa la forma servile del giapponese con il suo capoufficio e questi gli risponde nella forma normale, si ritrovi poi con i ruoli invertiti nella palestra dove lavora come istruttore ed il capo è un suo allievo.
Questo per dire che la propria individualità la si può pensare come l&#039;intersezione di tutte le personalità che esibiamo con le diverse persone, ed anche così probabilmente si commette un errore.
Insomma, un casino, e lo è sempre stato.
Il problema al giorno d&#039;oggi sale maggiormente alla ribalta perchè sono venute meno tutte quelle certezze su cui in passato si basava la propria vita.
basti pensare al lavoro, un tempo uno se non sapeva CHI era almeno sapeva CHE COSA era...Avvocato, riccone, falegname, operaio, tutti avevano un loro posto e conoscevano persone simili a loro con gli stessi problemi e lo stesso modo di pensare. Era molto più semplice costruirsi un&#039;identità.
Poi certo poteva non stargli bene e desiderare di essere qualcos&#039;altro, ma almeno sapeva che cosa era e che cosa voleva diventare.
Oggi invece uno non è un cazzo, ha poche prospettive di diventare altro se non un cazzo, l&#039;individualismo è diventato soltanto un altro ostacolo che ti impedisce di ritenere che ci siano altri nella tua condizione.
Insomma, la persona è diventata volatile perchè la società è diventata volatile.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il punto secondo me è che la persona è sempre stata un concetto evanescente. Pirandello ci ha fondato tutta la sua opera sul fatto che abbiamo diverse personalità a seconda delle diverse comitive e situazioni che ci capitano. Mentre per Pirandello questa era una nozione sconvolgente ed inquietante, per altra culture meno individualiste di quella occidentale il fatto appare più scontato. Mi viene in mente il  Giappone, dove addirittura la lingua cambia a seconda del fatto che una persona appartenga al tuo gruppo oppure no. Dato poi che il gruppo è un concetto variabile, può succedere che un impiegato che sul lavoro usa la forma servile del giapponese con il suo capoufficio e questi gli risponde nella forma normale, si ritrovi poi con i ruoli invertiti nella palestra dove lavora come istruttore ed il capo è un suo allievo.<br />
Questo per dire che la propria individualità la si può pensare come l&#8217;intersezione di tutte le personalità che esibiamo con le diverse persone, ed anche così probabilmente si commette un errore.<br />
Insomma, un casino, e lo è sempre stato.<br />
Il problema al giorno d&#8217;oggi sale maggiormente alla ribalta perchè sono venute meno tutte quelle certezze su cui in passato si basava la propria vita.<br />
basti pensare al lavoro, un tempo uno se non sapeva CHI era almeno sapeva CHE COSA era&#8230;Avvocato, riccone, falegname, operaio, tutti avevano un loro posto e conoscevano persone simili a loro con gli stessi problemi e lo stesso modo di pensare. Era molto più semplice costruirsi un&#8217;identità.<br />
Poi certo poteva non stargli bene e desiderare di essere qualcos&#8217;altro, ma almeno sapeva che cosa era e che cosa voleva diventare.<br />
Oggi invece uno non è un cazzo, ha poche prospettive di diventare altro se non un cazzo, l&#8217;individualismo è diventato soltanto un altro ostacolo che ti impedisce di ritenere che ci siano altri nella tua condizione.<br />
Insomma, la persona è diventata volatile perchè la società è diventata volatile.</p>
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		<title>Di: Eleas</title>
		<link>http://www.gianrico.org/2010/02/09/la-morte-del-se/comment-page-1#comment-4264</link>
		<dc:creator>Eleas</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 11:41:04 +0000</pubDate>
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		<description>È vero anche questo in effetti, il che peggiora persino il mio punto di vista se vuoi. Dov&#039;è finita la persona? Quella vera intendo. Mi viene da ripensare al libro di Ammaniti &quot;che la festa cominci&quot;, che lì di maschere se ne vedono non poche.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>È vero anche questo in effetti, il che peggiora persino il mio punto di vista se vuoi. Dov&#8217;è finita la persona? Quella vera intendo. Mi viene da ripensare al libro di Ammaniti &#8220;che la festa cominci&#8221;, che lì di maschere se ne vedono non poche.</p>
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		<title>Di: Babil</title>
		<link>http://www.gianrico.org/2010/02/09/la-morte-del-se/comment-page-1#comment-4263</link>
		<dc:creator>Babil</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 09:53:20 +0000</pubDate>
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		<description>Mah oddio, se ci si mette a fare di questi giochetti etimologici non si finisce più...Ad esempio si potrebbe dire che si è anzi recuperato il significato originale di persona: all&#039;inizio era una maschera, ed una maschera è tornata ad essere.
Inoltre, il cristianesimo stesso può essere una maschera al pari di tutte le altre, basta vedere le persone che si professano cristiane in televisione...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mah oddio, se ci si mette a fare di questi giochetti etimologici non si finisce più&#8230;Ad esempio si potrebbe dire che si è anzi recuperato il significato originale di persona: all&#8217;inizio era una maschera, ed una maschera è tornata ad essere.<br />
Inoltre, il cristianesimo stesso può essere una maschera al pari di tutte le altre, basta vedere le persone che si professano cristiane in televisione&#8230;</p>
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