La morte del Sé
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È una questione interessante. Una questione che nasce in primo luogo da una recensione di Avatar che mi ha colpito e che a suo tempo vi linkerò, ma che in sostanza pone l’accento su come si rinunci alla propria umanità, del resto questo tirarsi indietro dall’io in azione lo avevamo notato anche in un altro film recente, il mondo dei replicanti, di cui avevamo discusso tempo addietro. Oggi sul blog di Loredana Lipperini si discute di donne, anzi di madri che sono spinte alla perfezione. Io mi sono inserito nella discussione per sottolineare come a questa pressione anche gli uomini siano sottoposti costantemente. Tempo fa avevo anche posto delle domande assai dirette al direttore di Rete 4 al quale avevo chiesto se secondo lui era educativo un programma come Amici in cui se non riesci sei un fallito e allora sei autorizzato (a fini di audience) a dare di matto.
Oggi però mi ha colpito ulteriormente questa notizia letta sul Corriere. Di per sé la ragazzina cinese che vuole diventare Jessica Alba potrebbe essere liquidata come un caso da psichiatra, probabilmente è pure vero. Non che il suo ex sia da meno eh! Tuttavia io penso che sia più di questo. Rappresenta il peggio del peggio del mondo moderno. Sì, lo so che sono già due post critici contro la modernità, ma non ho mai detto di apprezzarla (salvo solo i mac e il Kindle). La cosa più interessante è che proprio l’attrice in questione le abbia detto di non rinunciare a se stessa. E qui potremmo dire, facile per lei essere se stessa, è giovane, bella e piena di soldi. Ma è felice? In questi giorni mi viene sempre più spesso in mente il fatto che l’uomo moderno sia in realtà uno schiavo, una pila diceva Morpheus e non aveva torto, solo che ci stiamo cacciando da soli dentro Matrix. Il nostro Matrix è una società in cui o sei perfetto, ricco, superdotato eccetera o non sei niente. Nemmeno nessuno, niente, sei meno di una cosa. Banalmente non esisti.
La ragazzina cinese sta lì a farci vedere come l’alienazione dell’uomo sia dietro l’angolo. Come la perdita di tutto quello che davvero ha importanza sia a un passo da noi. Al punto che siamo disposti a rinunciare alla nostra faccia alla nostra personalità (questa poveretta cammina e si atteggia come l’attrice per compiacere un ragazzo che tra l’altro l’ha pure lasciata). Insomma siamo disposti a rinunciare a noi stessi. Somma schiavitù. Mi è stato da sempre insegnato il valore della mia persona, mi scontro tutto il tempo con la società che mi dice che debbo essere il più figo, un uomo che non deve chiedere mai. Per quello da queste pagine non manco mai di mettere sempre in luce il mio essere cristiano. Perché in una società in cui l’individuo è reso cosa, attraverso il messaggio di Cristo l’uomo torna ad essere persona. Per-sona, lat., risuonare attraverso: era riferito alle maschere del teatro greco i cui tratto somatici erano accentuati. Da lì persona divenne sinonimo di uomo con le sue qualità e difetti bene in vista, che le maschere greche pure quelle mettevano in evidenza. I difetti bene in vista oggi sono una bestemmia sociale.
Ecco, al di là di tutto, il valore della persona è sempre centrale. Un uomo che tradisse oggi il suo migliore amico sarebbe senza speranza, un uomo che lo tradisse nel momento del bisogno rinnegando persino di conoscerlo sarebbe finito. Eppure ed è questa la grande e commovente speranza che mi in questi strani giorni mi “risuona” dentro, attraverso la domanda costante, attraverso l’Incontro con Tu che mi fai, io posso permettermi persino il lusso del tradimento certo di essere ancora un uomo.
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5 Comment to “La morte del Sé”
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Mah oddio, se ci si mette a fare di questi giochetti etimologici non si finisce più…Ad esempio si potrebbe dire che si è anzi recuperato il significato originale di persona: all’inizio era una maschera, ed una maschera è tornata ad essere.
Inoltre, il cristianesimo stesso può essere una maschera al pari di tutte le altre, basta vedere le persone che si professano cristiane in televisione…
È vero anche questo in effetti, il che peggiora persino il mio punto di vista se vuoi. Dov’è finita la persona? Quella vera intendo. Mi viene da ripensare al libro di Ammaniti “che la festa cominci”, che lì di maschere se ne vedono non poche.
Il punto secondo me è che la persona è sempre stata un concetto evanescente. Pirandello ci ha fondato tutta la sua opera sul fatto che abbiamo diverse personalità a seconda delle diverse comitive e situazioni che ci capitano. Mentre per Pirandello questa era una nozione sconvolgente ed inquietante, per altra culture meno individualiste di quella occidentale il fatto appare più scontato. Mi viene in mente il Giappone, dove addirittura la lingua cambia a seconda del fatto che una persona appartenga al tuo gruppo oppure no. Dato poi che il gruppo è un concetto variabile, può succedere che un impiegato che sul lavoro usa la forma servile del giapponese con il suo capoufficio e questi gli risponde nella forma normale, si ritrovi poi con i ruoli invertiti nella palestra dove lavora come istruttore ed il capo è un suo allievo.
Questo per dire che la propria individualità la si può pensare come l’intersezione di tutte le personalità che esibiamo con le diverse persone, ed anche così probabilmente si commette un errore.
Insomma, un casino, e lo è sempre stato.
Il problema al giorno d’oggi sale maggiormente alla ribalta perchè sono venute meno tutte quelle certezze su cui in passato si basava la propria vita.
basti pensare al lavoro, un tempo uno se non sapeva CHI era almeno sapeva CHE COSA era…Avvocato, riccone, falegname, operaio, tutti avevano un loro posto e conoscevano persone simili a loro con gli stessi problemi e lo stesso modo di pensare. Era molto più semplice costruirsi un’identità.
Poi certo poteva non stargli bene e desiderare di essere qualcos’altro, ma almeno sapeva che cosa era e che cosa voleva diventare.
Oggi invece uno non è un cazzo, ha poche prospettive di diventare altro se non un cazzo, l’individualismo è diventato soltanto un altro ostacolo che ti impedisce di ritenere che ci siano altri nella tua condizione.
Insomma, la persona è diventata volatile perchè la società è diventata volatile.
Che tristezza, eh?
babil quelli che tu descrivi sono quelli che sociologicamente vengono chiamati frame e di cui avevo parlato nel post sulla responsabilità nella comunicazione.
Ma in realtà oggi si sceglie di non essere nessuno ed è quello (Giulia) che mette tristezza, perché a ben guardare gli elementi per essere sempre qualcuno li abbiamo, solo che si scelgono obiettivi fuori portata e se non ci si arriva ci si sente niente. Forse io non sarò mai uno scrittore, ma sono uno scribacchino, scrivere mi rilassa ad affrontare periodi brutti, fa parte di ciò che sono. Non sarò mai uno scrittore di successo perché riconosco di avere un limitato talento letterario, e con ciò? Comunico ufficialmente che non farò un’operazione chirurgica per diventare come GL, anche perché si sa sono molto più bello di lui.
Scherzi a parte il problema dell’identità oggi è terribile. Qualcosa di devastante. Per quello ho intitolato il post la morte del Sé. Il Sé è ciò che siamo più intimamente, proprio quel punto di incontro dei frame in cui ci caliamo e che fusi assieme danno la somma del noi.
Ogni tanto credo che basti osservare tutte quelle maschere con benevola condiscendenza perché esse tutte assieme fanno l’anima di ciascuno di noi. Solo con uno sguardo del genere si può evitare di diventare la pila di Morpheus.