Middle East Nuke Affairs

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Era da un po’ che lo si attendeva il Grande Ritorno. C’era stata la speranza (tenue per la verità) che la botta presa con il duomino l’avesse rimesso in bolla, invece mi sa che il colpo ha mandato ancora più fuori assetto il nostro amorevole premier.

Nel suo recente viaggio mediorientale il cui scopo è portare colà l’Ammore, è riuscito in un colpo solo a dire castronerie su tre fronti. Alla Knesset (il Parlamento israeliano) ha lodato l’intervento a Gaza (andatevi a rivedere le foto di quei giorni), il problema era che due minuti dopo doveva andare da Abu Mazen, dal quale ha immediatamente corretto il tiro asserendo che le vittime palestinesi dell’operazione piombo fuso sono come quelle della Shoa. Infine s’è avventurato sul terreno assai periglioso delle armi nucleari in medioriente sparando su stati come l’Iran e facendo incavolare Ahmadinejad, che gli ha dato senza mezzi termini del leccaculo.

Va a tal riguardo evidenziato come Ilvio stesse parlando al Parlamento di uno stato canaglia, uno di quelli che non hanno ancora firmato il TNP (il Trattato di Non-Proliferazione nucleare) e che in gran segreto ha costruito e accumulato un notevole numero (mezzo migliaio circa) di testate atomiche (A), termonucleari (H) e al neutrone(N). Mi permetto qui di fare un intervento da “esperto” proprio perché la situazione nucleare mediorientale è mia materia di laurea e in ispecie l’acquisizione della Bomba da parte di Israele medesimo. Intervengo paradossalmente per dire che le sparate anti iraniane di Berlusconi costituiscono un dato vero, oltre che un attento e astuto modus per attirare su di sé il consenso internazionale, difendere Israele è sempre politically correct.

Spiego. Da un puro punto di vista “democratico” si potrebbe asserire che l’Iran ha tutto il diritto di costruirsi la Bomba. In fondo ce l’hanno Pakistan e India, perché l’Iran dovrebbe fare il paria della situazione? Vero. Ma il problema mediorientale è che c’è il serissimo rischio che l’equilibrio del possesso delle atomiche in un teatro geopolitico così ristretto possa generare un corto circuito pericolosissimo, nonché un’escalation non classica.

La teoria del colpo unico come soluzione rapida di una guerra altrimenti lunga è una problematica che si trascina negli studi bellici da ormai due secoli e più, dai tempi di Von Clausewitz. Si tratta della possibilità di portare la violenza ai massimi estremi (ma per un soldato non è possibile) e di risolvere la guerra con un unica battaglia. Se il primo punto resta abbastanza fermo (nemmeno le SS riuscirono a reggere le fucilazioni di massa tanto che si dovette ricorrere a mezzi più industriali con risultati comunque degni di studi psichiatrici), il secondo è stato seriamente messo in dubbio dall’entrata in scena delle atomiche. Tuttavia uno studioso della Rand Corporation, Hermann Khan, mise in dubbio il fatto che USA e URSS sarebbero arrivate alla guerra del colpo unico. Tanto che articolò un complesso schema di escalation basato su ben 44 livelli crescenti di allarme.

È storia che Israele sia SEMPRE intervenuto militarmente ogni qualvolta un vicino abbia tentato la corsa al nucleare. Nella fattispecie in Irak. In sostanza se la guerra fredda è stata caratterizzata dall’equilibrio del terrore che ha costituito un elemento deterrente, se la simmetria del possesso delle armi atomiche ha garantito che nessuno facesse il passo più lungo della gamba, qui vale la regola opposta. È stata l’asimmetria del possesso a garantire il non utilizzo delle armi atomiche, in funzione dissuasiva verso l’esterno e dissuasiva verso l’interno. Vi faccio notare che dissuasione e deterrenza sono due concetti molto differenti. Il primo si può ricondurre a un calcolo politico: non le uso perché non mi conviene; non ti attacco perché le usi e non mi conviene: sono dissuaso. La deterrenza, invece, prevede l’essere terrorizzati da qualcosa, proprio perché vi è incertezza sull’uso o sul non uso delle atomiche. E quando si ha paura non si rischia. Paradossalmente da un punto di vista politico è assolutamente più stabile una situazione di deterrenza, in quanto il terrore genera la stabilità, che una di dissuasione in cui a un certo punto si potrebbe avere a che fare con un giocatore che tenta il colpaccio (l’Iran). Studiando la situazione mediorientale ho ridotto i passaggi dell’escalation a circa 28, un netta riduzione.

Non va mai dimenticato per di più che il teatro in cui si svolge questa partita politica, una zona estremamente ristretta in cui l’uso delle atomiche da qualsiasi parte sarebbe tendenzialmente suicida. Ma hinoi di pazzi suicidi ultimamente ne abbiamo visti un certo numero: watch?v=J0Qu6eyyr4c

La piccolezza del teatro di scontro fa diventare strategiche anche armi nate tattiche, come un grezzo missile Scud.

Vi è una differenza però rispetto agli anni ‘70 e ‘80. Allora si aveva una dirigenza israeliana forte decisa, che agiva con spregiudicatezza. Una dirigenza composta da ex terroristi ebrei dell’Irgun e della Banda Stern. Gente che a uccidere ci metteva un battito di ciglia. Adesso i leader israeliani sono delle mammolette al confronto di bestie come Arik Sharon, donne di titanio come Golda Meyr o gentaglia come Begin. Ma essere mammole in medioriente è pericoloso specie se si gioca con l’uranio arricchito delle atomiche. Se in passato l’interventista era Israele, oggi potrebbe essere la vittima di regimi assolutisti come quello iraniano, qualora dovesse concretizzarsi il possesso dell’atomica. Qui si entra poi nella teoria dei giochi, credo che quella più si adatti qui è il gioco del pollo.

Dunque Berlusconi magari senza volerlo stavolta, mentre parlava dell’atomica iraniana, ha detto una cosa vera. È bene che solo Israele l’abbia, ma non perché (e qui sono io che parlo, non so lui cosa pensi) l’Iran è brutto e cattivo, bensì perché Israele interverrebbe militarmente ben prima o subirebbe di brutto un attacco. Va detto che prima che l’Iran giunga all’atomica ci va del tempo ancora, nel frattempo vedremo cosa accadrà. Ma si deve comunque tenere presente che Israele nella sua strategia militare generale ha un’opzione nota come “opzione Sansone”.

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2 Comment to “Middle East Nuke Affairs”

  1. imp.bianco scrive:

    Tra israeliani e iraniani non saprei tra chi scegliere, come, diciamo, fiducia…

    Poi siamo sicuri che se l’Iran riuscisse ad aver la possibilità di produrre l’atomica, potrebbe usarla? Insomma i razzi e gli aerei per trasportarla, penso, mica siano in vendita ovunque. Cioè avrebbe la possibilità di lanciare la bomba verso Israele? E Israele non ha le capacità per distruggere il missile\aereo in volo? Poi, mia personale opinione, il governo dell’Iran mi sembra tanto fumo e niente arrosto. Il loro presidente mi ricorda il nostro, per megalomania…

    Comunque per una volta sono d’accordo con Ahmadinejad… sul fatto del leccaculo ovviamente XD

    X-Bye

  2. Eleas scrive:

    Impo l’acquisizione del nucleare è questione che richiede almeno un ventennio, che richiede per l’appunto l’acquisizione di tecnologia missilistica (quella aerea la Cina non credo la venderebbe a Teheran a meno che le cose non si mettano davvero male con Obama), eccetera.

    Teheran si sta già attrezzando con le centrali atomiche, mentre più difficoltoso è l’accaparramento di tecnologia missilistica, ma attento non gli serve un MARV americano tipo peacekeeper. Gli basta un missilotto in grado di esplodere e far il suo lavoro con un raggio di errore circolare anche grossolano.
    I patriot finora alla prova dei fatti hanno sempre fallito, quindi sì penso che gli israeliani non sarebbero in grado di intercettare un attacco missilistico. Sarebbero perfettamente in grado invece di distruggere un attacco in volo.

    Ma poi attento io non parlo di attacco iraniano. Parlo di acquisizione della bomba, Israele s’è sempre mosso PRIMA. Quando all’inizio degli anni Ottanta l’Iral stava armeggiando per ottenere dalla Francia la tecnologia nucleare il Mossad colpì in Franca e poi fece un’incursione aerea sul reattore di Osirak. Alcuni collegano anche l’incidente di Ustica (con buone ragioni oltretutto) a questa vicenda.

    La strategia generale di Israele prevede di spegnere anche il fumo ;)

    Quanto al leccaculo è per una volta stato astuto, attirando su di sé le simpatie internazionali facendosi attaccare da un politico tanto detestato.

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