Insecta – Profeta in patria

20 gennaio 2010
By Eleas

L’attesa di notizie era snervante.

Al termine della riunione in cui Lakesi aveva affidato a ciascuno i propri compiti, avevano accompagnato Ismail, Andrea e AARLL al cunicolo che conduceva all’esterno. Andrea s’era infilata per prima, dopo aver fatto appena un cenno col capo alle Supreme Emanazioni. AARLL fu più cerimoniosa, ma altrettanto spiccia. Ismail, invece, rimase lì a fissarlo, indeciso, come se alla fine dei conti tutta quella vicenda fosse per lui un sogno o più precisamente un incubo da cui attendeva di risvegliarsi da un momento all’altro.

- Non temere Ismail.

- Non temo, sono certo di non essere all’altezza.

- Solo il tempo ci dirà se lo sei o no. Avere fretta di emettere un giudizio, senza sapere tutto quanto c’è da sapere, è affrettato.

Lui fece un pallido sorriso.

- Grazie.

Quindi sparì nel cunicolo. A quel punto erano soli. Non poteva più fare niente per loro. Il giorno dopo la loro partenza aveva convocato Daniel. Questi entrò nella sua stanza e disse:

- Maestro dimmi pure cosa desideri.

- Ragazzo mio, ti chiedo di recarti al luogo di incontro con gli insetti. Manderanno lì qualcuno ad avvisarci dei loro piani e delle loro eventuali scoperte.

- Il luogo è pieno di formiche.

- La tua scorta sarà con te, resta in volo il più a lungo che puoi. Presto dovrò iniziare la mia missione e non so ancora dove andare e come combattere i ragni.

- Avrai l’informazione maestro.

Così anche lui era andato. Un nuovo senso di colpa lo aveva afferrato. Seduto sulla sedia di legno priva di qualsiasi fregio o intaglio, aveva chiuso gli occhi per cercare di resistere al senso di disperazione e di angoscia per le persone a lui care. AARLL e Ismail li conosceva da poco, ma della prima intuiva e rispettava l’alta figura politica e l’intelligenza, del secondo capiva empaticamente i timori e ammirava la capacità di fidarsi di lui che aveva avuto. Ma il suo pensiero andava ad Andrea e Daniel, quasi due figli. E lui era lì al sicuro.

Qualcuno bussò alla porta.

- Avanti.

Lakesi fece capolino dall’uscio.

- Fratello, entra.

- Grazie amico mio. Stiamo per andare. E volevo fare quattro parole con te. – Aggiunse mentre si sedeva sullo sgabello davanti al tavolo da lavoro di Moshè.

- Anche voi…

- Suvvia, non è il caso di fare quella faccia da funerale, nessuno è ancora morto e probabilmente con l’aiuto di AARLL e Andrea, Ismail riuscirà a portare a termine la missione. – Ma il sognatore aveva risposto con un grugnito poco soddisfatto. – Moshè, fratello, non c’è altra soluzione, lo sai pure tu. Dobbiamo cavarcela da soli. Niente aiuti dalle Sfere lo sai bene.

- Lo so. Ma iniziano a darmi fastidio tutti questi segreti. Sto invecchiando Lakesi.

- Ah, secondo me sei proprio nato vecchio.

- Signore della Luce salvami, si mette a fare lo spiritoso. – Implorò alzando lo sguardo al cielo.

- Ecco, così, un po’ di spirito ci vuole e non temere torneranno tutti vivi. Tu piuttosto come intendi muoverti?

- Con cautela, non voglio panico, preferisco che i Figli non scoprano assieme agli altri la verità sulle Emanazioni. Parlerò domattina con Rus.

- Sì buona idea.

- E voi?

- Non saprei ancora dirti, cercheremo di entrare in contatto con le Autorità, useremo le nostre spie falene questo è certo. Ma dobbiamo vedere come si stanno muovendo gli umani: pare che abbiano ricevuto informazioni circa la missione ai LuoGHi, ma le notizie sono frammentarie. Anche i nostri informatori stanno incontrando delle difficoltà.

- Come sarebbe? Da quando le falene…

- Non siamo ingenui Moshè giochiamo questo gioco del potere da troppo tempo. Gli umani del Nido non sono imbecilli, le autorità sanno di noi tanto quanto noi di loro e sanno bene che li abbiamo sempre tenuti d’occhio, immagino che in una situazione così critica stiano prendendo tutte le misure possibili per evitare che ci siano spie tra loro.

- Manca nessuno all’appello?

- Per ora no, ma sappiamo di difficoltà. Adesso fratello lasciami andare. – Così dicendo si alzò. Moshé fece lo stesso. – Ti affido questa colonia agisci al meglio.

- Lo farò non temere. – Soggiunse Moshè stringendo il braccio della Suprema Emanazione. – Abbiate cura di voi.

Però quella notte, dopo che le tre supreme Emanazioni se ne erano ormai andate, dormì male.

Per tutta la vita i sogni erano stati per lui un conforto, un dono che aveva usato per far prosperare il suo popolo, per diventarne la guida. Adesso invece non vedeva, sentiva che Ismail e i suoi compagni erano presenti nella visione onirica, ma non li vedeva. Ne avvertiva la profonda angoscia e sconcerto. Eppure da qualche parte sentiva che non erano soli. Insomma un normale sogno, da normale umano. Questo fatto contribuì a peggiorare il suo umore.

Attendere prima di agire. Aveva sempre agito dietro le quinte, per tutta la vita, adesso invece gli toccava essere lui a guidare in prima persona il popolo. Passò i due giorni seguenti in meditazione per cercare la maniera più adatta per muoversi in una circostanza così pericolosa.

Bussarono alla porta e lui trasalì, tanto era assorto nei suoi pensieri.

- Sì?

S’illuminò vedendo Daniel entrare nello studiolo. Era evidentemente stanco e provato.

- Che l’Essere sia lodato, stai bene.

- Maestro, ho la notizia che attendevamo sebbene sia costata parecchie vite.

- Cosa è accaduto? Tu sei ferito? Siediti ragazzo. – Daniel obbedì con movenze che ne evidenziavano la stanchezza.

- Io sto bene, ma abbiamo perso Ulrich e Jamal, più una decina di polistes inviati del generale SRRRK a recare la notizia.

- SRRRK? È un crabro se non erro, come mai… -  non ebbe coraggio di terminare la frase. Ma Daniel attaccò a parlare rapidamente come se volesse togliersi il peso di quella avventura o, almeno, condividerlo con qualcuno.

- Mi spiace maestro AARLL è morta per una ferita causatale da una formica, ma prima ha investito SRRRK del comando e Ismail della sua pubblica fiducia convincendo così umani e insetti a rispettare il nuovo accordo. Gli insetti hanno portato su di loro i superstiti umani, mentre Ismail e Andrea con la nuova sorella si sono calati dentro il sottolivello 23. Alla disattivazione del campo gli insetti sono volati via, prima che ragni da dentro e formiche da fuori li massacrassero. L’insetto mi ha detto che il generale in persona s’è incaricato di portare via da quel luogo maledetto il corpo di AARLL. – Fece una sosta a riprendere fiato, ma l’altro era ansioso di sapere.

- Va avanti figlio mio.

- Il messo mi ha raccontato che, non appena i nostri sono partiti per infilarsi nel condotto, le vespe e i crabri si sono alzati in volo portando i pochi umani superstiti. Appena la barriera è stata disattivata sono fuggiti verso il monte che sovrasta i luoghi: perché il freddo è la sola cosa che i ragni non possono sopportare. Hanno imboccato volando al massimo delle loro capacità la valle dei LuoGHi diretti verso le cime innevate.

- Il freddo. Una cosa tanto semplice e finora tanto ignorata.

- Sì, maestro. Soltanto la mente della nostra nuova sorella Rebecca è riuscita a carpire, praticamente per caso, il segreto a lungo celato. Ed è stata salvata dalle grinfie del primo dei ragni solo grazie all’intervento degli psi umani, dei quali il nephila ignorava l’esistenza finora.

- Come?

- I ragni, collegandosi mentalmente a qualcuno, introducono in lui una retro coscienza, il polistes l’ha chiamata così, che agisce all’insaputa della persona e la collega direttamente ai nephila.

- Una specie di malattia.

- Letale però. L’esito è la presa di possesso da parte del primo della mente del malcapitato.

- Che ne è di Ismail, Andrea e questa Rebecca?

Daniel chinò il capo.

- Mi spiace maestro, nessuno li ha più rivisti, i fuggitivi si sono divisi in tre gruppi, quindi il messaggero non poteva che ignorare determinati accadimenti.

- Tre gruppi? Come sarebbe tre?

- SRRRK ha lasciato il gruppo principale con il corpo di AARLL per dirigersi all’…

- aLVeaRe. – Concluse l’anziano per lui che si limitò a far cenno di sì con il capo. – Motivo?

- Salvarne quanti più è possibile, prima che i ragni gli siano addosso. Gli altri due gruppi erano i messaggeri per noi e i superstiti che, dopo la sosta sulla montagna vicina, si dirigeranno su quella chiamata Stelen. Probabilmente anche i pungigliati si sono diretti lassù. Quanto al nostro gruppo: dopo che gli insetti sono arrivati, le formiche che li hanno seguiti volando a fatica, ma con cocciutaggine, li hanno infine raggiunti. Erano un discreto numero, e per averne ragione molti sono periti. Cessato il pericolo ci siamo divisi, gli insetti si sarebbero recati sullo Stelen a cercare i loro simili e ad annunciare che il Male è infine uscito dai LuoGHi.

- Lo Stelen… non è certo il luogo più tranquillo di questo mondo e l’annuncio che quegli insetti recano non è dei più lieti, speriamo che giunga a destinazione non prima di SSALL. Se non altro il nostro cammino è ora ben delineato.

- Che intendete? Non capisco.

- Non crederai che tutte le rivelazioni avvengano per mezzo di sogni. L’Essere ci sta parlando, dobbiamo per una volta seguire e dirigere i nostri passi dove ci sta così chiaramente indicando. Chiedi immediata udienza al comandante Russel. Qui termina il nostro anonimato presso la nostra gente.

- Vado immediatamente.

- No, prima riposati e ripulisciti, cerchiamo di agire con cautela e prudenza.

Daniel uscì dopo aver annuito. Moshè si voltò verso la finestrella del suo studio; ripensò a Ismail che, infilandocisi dentro, aveva messo in moto, quasi casualmente, la catena degli eventi che li aveva condotti infine alla scelta di uscire dall’ombra. Troppo poco il tempo passato con lui, troppo pochi gli insegnamenti impartitigli. Troppe cose, di ciò che era divenuto, che ancora non conosceva. Cercò, di concentrare il pensiero su Ismail, visto che quello di Andrea gli riusciva assolutamente insopportabile. Se avesse indugiato su di lei anche solo un istante, non avrebbe più avuto la lucidità necessaria a svolgere  il suo compito. Di loro due nessuna notizia.

Si preparò mentalmente per il comandante Russel, il primo dei Figli. Per lui sarebbe stata una rivelazione traumatica, viveva da sempre con loro e non sarebbe stato semplice accettare quella verità. Del resto capiva anche le ragioni di Lakesi. Uscire dalla Città per andare insieme lontano, implicava che il loro segreto sarebbe durato meno di niente. Meglio, quindi, dire la verità. Sicuramente ci sarebbero state defezioni, ma non si poteva fare niente. Dannati rischi calcolati. Si distese sul suo giaciglio per qualche ora, fino a quando Daniel non fu ritornato pulito e rimesso a nuovo.

Indossò il suo manto e la maschera bianchi e si diresse verso le stanze dell’ufficiale. Durante il tragitto rimase in silenzio immerso nei suoi pensieri, Daniel gli camminava pochi passi indietro, dove terminava di far bella mostra di sé lo svolazzo del suo mantello. Il rumore dei loro passi sembrò rimbombargli in testa acuendo un fastidio che ormai non poteva più negare a se stesso. Ma era una delle quattro Emanazioni supreme, sapeva da molto tempo come affrontare certe situazioni, anche se non erano piacevoli. Entrarono nell’ufficio di Russel e lo trovarono in piedi ad attenderli, anche lui lievemente nervoso, notò l’Emanazione, la riunione era stata indetta in fretta e furia e la cosa doveva averlo allarmato. Era un uomo alto e allampanato, magro ma muscoloso, di quel genere di muscoli che sembrano non esserci mai nonostante tutto l’allenamento fisico cui uno si sottopone. Aveva il cappuccio abbassato i capelli cortissimi erano grigi. Accanto a lui due giovani Figli, i suoi attendenti chiamati usualmente l’Interno e l’Esterno.

L’Interno era incaricato di mantenere i contatti con le Emanazioni e di coordinarsi con loro per i compiti da svolgere. Era un ragazzo biondiccio, di nome Marcel, piuttosto basso e non troppo in carne, ma era sempre stato estremamente efficiente nell’esecuzione dei suoi incarichi. Nervoso: se un’Emanazione lo fissava in volto tendeva ad abbassare la testa e ad agitarsi immediatamente. Era quel tipo di persona il cui essere efficienti discende, fondamentalmente, dal desiderio di compiacere i suoi superiori.

Vi era poi l’Esterno, incaricato di eseguire i vari ordini e di mantenere l’ordine pubblico in Città. Si occupava lui di mettere in galera eventuali attaccabrighe o di catturare possibili assassini e cose del genere. Di fatto aveva il polso della situazione tra gli effettivi dei Figli. L’Esterno non era un ragazzino, non lo era mai, serviva sempre un uomo esperto per quel compito. Questo si chiamava Massimo ed era un veterano, di corporatura massiccia e muscolosa, barbetta incolta e sguardo sempre attento. Aveva due occhi glaciali, imperturbabili.

- Miei signori è un onore avervi ospiti nel mio ufficio. A cosa dobbiamo questa improvvisa riunione? – Esordì Russel.

- Comandante, – iniziò Moshè – vorrei che tutti voi tre ascoltaste attentamente dal mio fratello la situazione del nostro popolo e la minaccia di fronte alla quale l’Essere ci ha posti. Sedetevi il racconto sarà piuttosto lungo e dovete conoscerne tutti i dettagli. Daniel procedi pure.

E così, una volta che si furono seduti attorno al tavolino del comandante, iniziò il racconto: venne loro narrato di come le Emanazioni fondarono il Nido di Ferro di coloro che li avevano esiliati, venne loro rivelato che il Male era stato liberato e che l’Essere li poneva di fronte al pericolo di venire annientati dai ragni. Venne rivelato loro, e questo sconvolse non poco l’Interno che iniziò a sudare copiosamente, dell’antica alleanza con gli insetti e che i loro superiori sapevano parlare la loro lingua. Giunsero poi alle vicende recenti. Russel e Massimo erano in silenzio immersi in pensieri che nessuno poteva conoscere, l’Interno era quasi preda del panico. Stavano per arrivare al punto. Daniel raccontò di Ismail e dell’Ordalia. E fu a quel punto che iniziarono le domande.

- Come sarebbe a dire che chi supera la prova diventa Emanazione? Perché nessuno dei Figli è mai stato sottoposto a questa prova?

- La prova è quasi sempre mortale, perché implica una trasformazione fisica.

- Fisica?

Daniel lo guardò e lui si alzò in piedi. Fece un cenno all’allievo che si sedette, il suo ruolo era terminato.

- Signori le Emanazioni celano da sempre un segreto, lo stesso segreto per il quale non è possibile, da Figli, divenire Emanazione.

- Questo lo sappiamo Signore, ma non vedo com…

- Per piacere fatemi terminare. – I tre si zittirono. – È giunto il momento di svelare quell’antico segreto, perché il nostro popolo deve infine uscire da questa caverna, prima che il Male sopraggiunga e faccia strazio di noi.

- Mio Signore no! Non mettere alla prova la mia Fede.

- Russel amico mio, la nostra Fede ci piaccia o no deve essere provata, altrimenti è una farsa. Credere in qualcosa senza mettere alla prova le nostre convinzioni è facile e comodo. Una spada va temprata. La verità amici è che le Emanazioni non sono normali esseri umani. Sono esseri che gli Antichi crearono per il combattimento contro gli insetti.

- Non siete umani?

- Non del tutto. Siamo quello che un tempo veniva chiamato un ibrido tra l’uomo e… l’insetto.

Gli sguardi sui loro volti non lasciarono adito a dubbi. Russel era profondamente scosso, probabilmente l’idea di avere dei mezzi insetti attorno a lui lo schifava non poco. Massimo, invece, riuscì a controllarsi nonostante i suoi occhi mostrarono tutta la meraviglia del caso. Il più turbato eraMarcel. Era bianco come un cencio, sudato e visibilmente spaventato. Il silenzio era pesante. Russel lo interruppe immediatamente.

- Perché ci avete detto tutto? – chiese con fare pratico Massimo.

- Nessuno avrebbe mai saputo chi siamo, se il Male non fosse stato liberato. Dobbiamo lasciare questo posto oppure saremo tutti uccisi. E non si può viaggiare assieme, senza che questo mistero venga svelato prima o poi. Quindi meglio mettere in chiaro questa questione. Le gente sarà libera di seguirci o meno, ma deve sapere che restare equivale a morire. Questo luogo è troppo vicino al Nido di Ferro e una volta che i ragni saranno là, il passo per arrivare da noi sarà breve.

Gli altri due tacevano.

- In cosa siete simili agli insetti? – L’Esterno non sembrava imbarazzato.

- Abbiamo due zampe che solitamente voi non vedete e ali e antenne e voliamo come loro. Siamo più forti di un uomo, più rapidi, ma non siamo certo più intelligenti o saggi. Viviamo solo più a lungo. Per il resto non siamo dissimili.

- Voglio vedere.

- Come? – Intervenne prontamente Daniel. – Come ti permetti?

- Calma Daniel. È una richiesta legittima, non credi? – Disse Moshé iniziando a slacciare la maschera. Nel frattempo l’Interno era sempre più silenzioso e teso. In pochi istanti l’anziana Emanazione rimase senza la protezione del manto, mostrando agli astanti le peculiarità del suo corpo. Fu allora che il giovane Interno svenne di colpo. Il problema fu che cadendo urtò violentemente uno spigolo del tavolino dinnanzi al quale i tre si erano accomodati. Il sangue iniziò a fluire dalla ferita alla testa. Daniel e Russel accorsero immediatamente, mentre Massimo rimase immobile a fissare l’ibrido.

- Tampona la ferita presto. – Diceva Russel a Daniel, mentre gli occhi di Moshè e di Massimo erano fissi gli uni negli altri.

- Dannazione non respira. – L’Esterno restava immobile. Mentre gli altri due si affannavano per rianimare il ragazzo.

- Non avete trucchi da Emanazioni? – Fu infine la domanda chiaramente maligna di Massimo.

Russel e Daniel si erano rialzati sporchi del sangue che era sgorgato a fiotti dalla testa di Marcel. Il viso del comandante era terreo, il ragazzo gli era morto sotto le mani.

- Ha colpito il tavolino con la tempia. Praticamente è morto quasi sul colpo. – Disse l’uomo fissando per la prima volta con attenzione Moshè. – Sei sempre stato buono da quando ti conosco non credo che due o tre zampe in più possano mutare ciò che hai fatto. Ma mi domando se ciò in cui abbiamo sempre creduto, l’Essere e tutto il resto, non sia stata una vostra invenzione.

- Rus in un certo senso fu così. Venne “inventata†questa fede, perché i cuori di molti di noi si sentivano inariditi dalla sua assenza: essa fu come l’acqua di cui non si può fare a meno. Non possiamo dire che sia una religione fatta e finita, ma l’abbiamo pensata per tentare di rispondere alle domande che come esseri viventi ci pulsavano dentro dal momento in cui ci hanno detto che eravamo solo armi; siamo tutti alla ricerca di risposte. Si tratta di decidere se rinnegare il bene che hai veduto finora o agire differentemente e comportarsi da uomo libero.

- Libertà. Ma come si può essere liberi di scegliere, se per anni si è vissuti nella menzogna?

- Quale menzogna vi è stata raccontata Massimo? Hai mai sentito dire a una qualsiasi Emanazione che era umana? No, non è accaduto. Il popolo ha supposto la cosa più ovvia, quella più naturale. E del resto come avremmo potuto dire cosa eravamo? Siamo simili agli insetti, siamo a metà strada tra voi e loro. Ora, di fronte al pericolo, la gente valuterà se restare qui a morire o seguirci verso la salvezza in un viaggio pericoloso, ma in cui saprà di poter contare sulle Emanazioni per quello che sono.

- Io ti conosco per quello che sei sempre stato Moshè, una persona giusta e per questo io sarò con te.

- Grazie Russel. Il tuo sostegno sarà fondamentale per salvare quanta più gente potremo ed evitare altre tragedie come questa. – Concluse indicando il povero Marcel. Concedendosi per la prima volta di guardarne il corpo. Lasciandosi prendere dallo sconforto di una morte causata dalla sua sola vista. Fino alla dichiarazione d’intenti di Russel non aveva potuto mostrarsi tenero, ma restava Massimo. – E tu cosa mi dici? Ci aiuterai a salvare il popolo?

L’uomo si alzò fissando i presenti. Poi abbastanza sorprendentemente disse:

- Cosa debbo fare?

Moshè si rilassò un attimo. Poi aggiunse.

- Convoca tutti i Figli al Tempio per un’assemblea conciliare. Li voglio lì tra tre ore.

Il soldato fece un breve cenno col capo e si allontanò.

- Ti fidi di lui Russel?

- In condizioni normali ti direi di sì, ma adesso con quello che abbiamo veduto, non so cosa dire né come reagirà. Se è una questione di libertà, dovrai lasciargli prendere le sue decisioni.

- Sì, è proprio quello che temo.

- Occupati dei preparativi, mentre noi ci prendiamo cura di Marcel. Merita una degna sepoltura.

- Sì. – Rispose il comandante prima di uscire con passo lievemente incerto. Moshè si rimise il mantello per poi dedicarsi al morto. Lo avvolse nel manto nero dei Figli, coprendo il capo sanguinante con il largo cappuccio.

- Chiama delle Emanazioni che ti aiutino a ripulire. Cerchiamo di non agitare troppo le acque.

- Sì maestro. Sei turbato…

L’altro si limitò ad annuire prima di ritirarsi. Uscì dalla stanza camminando quasi in trance. Nemmeno si accorse degli sguardi dei suoi confratelli. Si recò in giro per i meandri che costituivano la struttura in cui era nato e cresciuto. L’avrebbe presto lasciata per sempre. Anche lui giocava una difficile partita con la libertà. Sarebbe stato più facile prendere i suoi simili in grado di volare e farli sparire. Lasciando gli uomini a vedersela con i nephila. Ma presto o tardi avrebbe dovuto fare i conti con il senso di colpa, per aver disatteso il compito cui era chiamato. Forse da sempre. Guidarli. Tuttavia aveva troppo spesso navigato acque insidiose, sapeva quando essere prudenti. Tornò così al suo ufficio, vi trovò Daniel piuttosto in ansia perché non sapeva dove fosse stato.

- Dovevo riflettere. – Fu la sua risposta tranciante. – Ma adesso non c’è tempo per parlare di me: dovrai organizzare alcune cose e farlo piuttosto in fretta chiaro?

Le due ore che seguirono furono una serie ininterrotta di incontri fulminei privi di spiegazioni, ma densi di ordini secchi su cosa doveva essere fatto e in che tempi. Alla fine tutti sapevano cosa fare. Il popolo sarebbe stato pronto al decollo in pochissime ore. Ognuno avrebbe ricevuto una razione, non avrebbe portato niente più dello stretto indispensabile e sarebbero stati pronti a partire verso lo Stelen in cerca di SSALL. Questo nel caso peggiore. All’ora convenuta uscì dalla propria stanza per recarsi al Tempio. Fuori trovò i più alti dignitari della sua gente.

- Che succede qui?

- Non possiamo lasciarti andare da solo al Tempio.

- Cosa stai farneticando?

- Lo sai benissimo, è possibile che ci siano tafferugli. Non possiamo perderti.

- Avete i vostri ordini, non voglio ripetermi. – Dannazione dov’era Lakesi quando c’era bisogno di lui?

- Maestro permettimi di venire con assieme a una scorta di falene.

- Ascolta il tuo allievo che pare più saggio di te.

- E sia, ma non dovranno fare del male a nessuno intesi? Daniel non voglio spargimenti di sangue. Chiama le falene.

- Sono già qui.

Sbuffò avviandosi senza aggiungere altro. Seguito dai suoi invisibili e silenziosi protettori. Quando entrarono nel Tempio, i Figli erano già lì e Moshè avvertì immediatamente che qualcosa non andava. La tensione era decisamente visibile. Un brusio sommesso, un continuo voltarsi di teste. Russel gli si fece incontro immediatamente.

- La notizia si è sparsa.

- Quasi me lo aspettavo, dov’è l’Esterno?

- Non lo so, deve essere tra gli uomini. Ma si è celato.

Daniel cercò di intervenire, ma gli fece cenno di tacere. Si tolse immediatamente il mantello mostrandosi a tutti.

- È TUTTO VERO. – Gridò mentre si alzava lentamente in volo. – SIAMO PER META’ INSETTI.

Tutto intorno si fece silenzio.

- Ma non siamo nemici di nessuno. Io non so cosa abbiate saputo, Figli dell’Essere, ma quello che vedete davanti a voi non è un nemico. È la stessa persona con la quale avete vissuto per anni.

- BUGIARDO CI AVETE INGANNATI!

La folla iniziava a rumoreggiare.

- Taci Ron, non è questo che ti è stato insegnato! – Ruggì Russel.

- Sei stato complice anche tu comandante? – Insinuò un’altra voce.

- Lui ha saputo oggi pomeriggio come stanno le cose, ma quello che vi è stato riferito io temo sia solo una parte della verità.

- Avete assassinato l’Interno.

- È una menzogna, Massimo mostrati al tuo comandante codardo che non sei altro!

- Figli avete prestato giuramenti di fedeltà all’Essere.

- Ma quale Essere è un insetto che questi mostri adorano.

- Hanno divorato Marcel.

I soldati iniziavano a spingersi verso di loro: erano chiaramente divisi in due parti, le urla notò Moshè provenivano sempre dalla medesima zona, Massimo doveva essere là in mezzo, ma non vi era modo di verificarlo. Gli altri erano indecisi e lui decise di parlare da quella parte.

- Figli sono venuto solo per dimostrarvi che nessuno vuol farvi del male, che nonostante il nostro differente aspetto abbiamo come unico scopo la pace. Dobbiamo essere uniti adesso che il Male è stato liberato dall’Abisso.

- Il Male? – Esordì Massimo finalmente allo scoperto – Sei tu il Male vecchio. Tu incarni tutto quello che ci ha ridotti a vivere come loro, tu sei la bestia che noi dobbiamo schiacciare.

- Con la violenza non otterrai altro che violenza Esterno.

- Soldati, avevamo il nemico in casa che ci istruiva, che cercava di addomesticarci per darci poi in pasto al suo alleato a sei zampe, l’ho sentito dire io stesso che parla la loro lingua e che sono loro amici. Ci vogliono portare fuori di qui, ma fuori lo sappiamo tutti cosa ci attende. Ditelo per la miseria!

- Insetti. – Fu l’urlo di risposta.

- No. È stato stipulato un trattato di pace con una parte consistente di loro, nessuno leverà una zampa contro di noi, ma dobbiamo essere lesti, i ragni sono assolutamente letali e non hanno intenzione di parlamentare.

- Balle! Non esiste nessun ragno, non c’è uno straccio di prova non fatevi incantare.

- Di la verità riguardo a Marcel. – Tuonò Russel.

- La verità è che è stato ammazzato da questi mostri. A chi volete credere a me che sono umano o a loro? Come se di nemici non ne avessimo già a sufficienza. Te lo giuro sporco bastardo  che non sei altro – urlò infine a Moshè -oggi o un altro giorno ti ammazzerò con le mie mani.

Non terminò la frase che iniziarono i tafferugli. Aveva organizzato tutto evidentemente Rus lo aveva sottovalutato. Una piccola parte dei Figli era rimasta spiazzata. Daniel s’era alzato immediatamente in volo gridando alle falene “PRoTeGGeTeLo Ma RiMaNeTe iNViSiBiLiâ€, mentre oggetti di ogni tipo venivano indirizzati alla sua volta, un sasso lo colpì in faccia facendolo quasi svenire, furono le sue guardie del corpo a occuparsi di prenderlo al volo. Erano la loro unica speranza di uscire vivi da lì e lui del resto non voleva per niente al mondo rispondere con la violenza. Sentì il sangue scorrergli in faccia e coprirgli la visuale a sinistra. La presa salda di una delle falene gli fece riacquistare l’assetto, mentre lo sospingevano rapidamente verso la porta d’ingresso. Nel frattempo, sotto di loro, si stava giocando la partita tra Russel e Massimo che partiva in netto vantaggio per forza ed età. Sentì il cozzare delle lame e dopo alcuni brevi istanti un rumore come di un sacco ripieno strappato. Si voltò indietro poggiando il mento sulla spalla destra per vedere Rus piegato in due a terra con la spada del suo avversario piantata nello stomaco. Massimo la estrasse con una vigoria notevole e tagliò la gola all’avversario morente.

La sua scorta non aveva intenzione di perdere altro tempo e dirigeva rapidamente all’uscita, mentre la folla dei soldati di Massimo stava cercando di sbarrare loro la strada. Continuò a volare di tutto al loro indirizzo, ma furono sufficientemente rapidi per schivare molti oggetti. Alcune falene furono colpite, ma abbastanza lievemente, considerato che si frapponevano piuttosto casualmente tra lui e loro. Daniel rimase indietro a chiudere la fila.

Quando si avvicinarono all’uscita, la porta si spalancò ed entrò un numero decisamente ragguardevole di Emanazioni armate di lance e picche. Formarono un cerchio all’interno del quale le falene lo aiutarono ad atterrare.

- Presto Moshè entrate tutti, abbiamo notizie di scontri in città la folla è stata aizzata a dovere.

- Dannazione. – Disse l’anziana Emanazione a denti stretti.

- NON FUGGIRE VILE ABERRAZIONE COMBATTIMI.

Il cerchio protettivo si richiuse attorno a Daniel e a lui per farli rientrare dentro la zona sicura. La porta del Tempio venne sprangata.

- Maestro abbiamo fallito, dobbiamo portare in salvo il nostro popolo.

- Ne portiamo in salvo solo metà, l’altra siamo costretti a lasciarla qui a morire. – Disse Moshè, dando un pugno nel muro.

- No. Mi occuperò io di loro.

- Tu? E come?

- Resterò qui e mi mescolerò a chi rimane.

- Ma ti rendi conto del rischio? Se l’Esterno ti trova, farai una fine che non augurerei a nessuno.

- Maestro non possiamo abbandonare metà del nostro popolo. Ed è perfettamente inutile cercare di capire adesso cosa abbia combinato questo pazzo. Non abbiamo scelta o li abbandoniamo o cerchiamo di salvarli, ma tu devi portare i nostri fuori di qui prima che sia tardi. Ci vedremo sullo Stelen, te lo prometto.

Moshè rimase qualche secondo a riflettere, prima di fare un cenno a due falene.

- Non perdetelo mai di vista, mai! Non fare idiozie Daniel.

Quindi si girò e scortato dagli altri ibridi si diresse verso le uscite segrete.

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15 Responses to Insecta – Profeta in patria

  1. iri on 25 gennaio 2010 at 22:21

    ma non so Gianrico, forse sono io eh, ho anche aspettato a commentare e riletto a distanza di giorni. Questo capitolo affronta diverse cose importanti, a momenti lo fai bene in altri sei più frettoloso.
    Riveditelo bene, soprattutto quando Moshè svela il grande segreto si dovrebbe aver la percezione che è la fine di qualcosa e l’inizio di un’altra, sebbene ancora non chiara.
    ps una mia curiosità: ma i nomi dei nuovi personaggi dove li hai presi? da qualche libro o sono tuoi amici

  2. Eleas on 25 gennaio 2010 at 22:32

    iri posso chiedere secondo dove fila e perché e dove non fila? Vabbè dove non fila lo hai detto e comprendo la problematicità del passaggio. Volevo comprendere anche il cosa fila giusto per tararmi.

    i nomi massimo russel e marcel, mah volevo mettere un nome italiano e gli altri due in realtà non hanno un reale corrispondente. Cercavo nomi di origine non semitica visto che ce ne sono già a palate. Poi sai marcel non è che abbia una parte così lunga sebbene abbia il suo peso nella scena del dialogo.

    ammetto che questo è uno di quei capitoli che fanno fatica a uscire dalla tastiera, anche perché scritto a strappi e non con la calma indotta dalla cassa integrazione ;) Ma nel complesso era un capitolo che sin da subito s’è posto come complesso e lo è sicuramente. Avrà sicuramente bisogno di essere riveduto e corretto.

  3. iri on 25 gennaio 2010 at 22:46

    dove fila: non è un tratto specifico, ma mi è piaciuto particolarmente il modo in cui è uscita la figura di Moshè. Questo suo essere preso da diverse cose tutte in una volta e non sapere bene cosa fare. Anche il suo affetto paterno per Daniel e Andrea.

    Altra cosa che non mi ha convinto è stata il modo in cui ha reagito la popolazione alla notizia. Mi spiego meglio: doveva essere ancora più grande la rabbia. La razza umana è tenuta sotto terra da secoli dagli insetti e loro non solo scoprono che se li covavano in casa, ma che erano diventati per loro una guida spirituale-morale.

    comunque, ti devo dire una cosa, sarei un bugiardo se non te la dicessi. Fino ad ora ti ho sempre detto tutto quello che pensavo (nel bene e nel male) e mi sembra che forse lo hai detto pure tu con la tua risposta… ultimamente mi sembra che il tuo modo di scrivere stia cambiando. Qaundo pubblicavi più capitoli a breve distanza sei cresciuto a mio avviso un po’ perchè hai cominciato a crederci un tantino di più anche tu, ma anche perchè mi sembravi più concentrato sui personaggi. Li hai definiti molto bene, gli hai dato una profondità che magari all’inizio uno non si poteva aspettare. Ultimamente, boh, magari sono io (ripeto) e ti auguro di avere sempre meno tempo per scrivere se questo significa lavoro (io tifo sempre per te), ma questo protrarsi mi sembra sia controproducente. Sei meno concentrato e ti perdi un po’ nella forma.

  4. iri on 25 gennaio 2010 at 22:51

    ps per il dove non fila mi riferivo pure a dove avevi capito tu

  5. Eleas on 25 gennaio 2010 at 22:58

    donk, mi fa piacere che Moshè sia venuto benino.

    la reazione intanto la notizia viene data ai Figli e non autta la popolazione, ocio. In secondo luogo più che cercare di accopparlo coma fanno cosa volevi che facessero, del resto lui è costretto a una fuga precipitosa e l’occhio segue lui quindi una volta che esce dal Tempio non sai più cosa sta succedendo lì dentro.

    Questa è stata una mia scelta quasi da subito, nel senso che ho cercato di seguire un’impostazione alla Martin, POV multipli e cambi di zona.

    Mentre concordo con te sulla debolezza del momento nello studio di Russell mi pare che qui la reazione umana sia proprio umana e cioè combattuta da un lato per lo shock e rabbiosa e violenta dall’altro.

    Circa lo scrivere, sono passato da un periodo di tre mesi in cui ero a casa quasi sempre e quindi ero estremamente concentrato sui personaggi a un gennaio in cui ho ripreso di botto dopo sei mesi a lavorare. Te lo spiego solo per un motivo e cioè alla sera sono cotto: è pazzesco da dire, ma non sono più abituato a lavorare e quindi sono stanco. Capisco che questo sfilacci un po’ la fase della scrittura e dal tuo punto di vista quella della lettura. Infine c’è il fatto che questi sono i capitoli conclusivi e quindi a mio avviso sono quelli più rognosi in cui devi tirare le fila di tutto. I prossimi due dovrebbero essere più semplici.

    Mi rileggerò di sicuro il passaggio del Tempio tra qualche giorno in modo da essermelo scordato per bene e rianalizzarlo a mente fredda.

  6. Eleas on 25 gennaio 2010 at 23:13

    guarda rileggendo qua e là adesso mi sono accorto di enne cose che riscriverei differentemente: in primo luogo l’esito del dialogo nello studio di Russel potrebbe essere più burrascoso con massimo che rifiuta nettamente di servire le emanazioni e poi organizza la rivolta.

    una seconda cosa che ho intenzione di inserire è alcune considerazioni di Moshé circa un malcontento generale e diffuso, come se qualcuno avesse iniziato a far circolare strane voci circa le emanazioni. Questo potrebbe creare un filone di tensione costante e sotterraneo.

    poi debbo rivedere le scene del tempio e descriverle meglio, non mi soddisfano. Va beh non è morto nessuno… per ora :D

  7. iri on 25 gennaio 2010 at 23:14

    be ovviamente io ti auguro il lavoro ;) ma te lo dovevo dire per onestà. Non credo servano a molto, ma continuerò a mandarti i commenti se possono essere d’aiuto.

    Per il resto: Certo che lo dicono ai figli, ma io sono pignolo XD scusa se insisto (non so se te ne sei reso conto, è sopratutto perchè mi piace come scrivi e penso che puoi fare ancora meglio, altrimenti non mi mettere neanche) Di sicuro Massimo aveva fatto la spia, no? ora quanto credi che una notizia del genere in una situazione analoga ci metterebbe a diffondersi in una popolazione che vive sottoterra? e pensi che importerebbe solo le persone che abbracciano la Fede delle Emanazioni venir a sapere che c’erano dei tizi che per secoli se ne sono andati in giro a dare lezioni spirituali, ed altro non erano che insetti. rapportala agli uomini di oggi la cosa. Ma non sono le dimensioni della rivolta che mi importa, nemmeno che lo volessero ammazzare Moshè.
    Io volevo sentrie con più forza uns entimento di rabbia… di chi ssenti di essere stato preso in giro per tanto tempo e adesso la vuole far scontrae

  8. iri on 25 gennaio 2010 at 23:15

    scusa stavo scrivedo, volevo esprimermi bene, e il tuo ultimo commento non l’avevo visto

  9. Eleas on 25 gennaio 2010 at 23:18

    tranquo tranquo sta bene l’elemento popolo che irrompe nel Tempio potrebbe essere un ulteriore tocco sì lo correggerò in tal senso, mi piace.

  10. iri on 25 gennaio 2010 at 23:20

    si ma bb che fine ha fatto?! io qui gia sono un pesce fuor d’acqua

  11. Eleas on 25 gennaio 2010 at 23:22

    quanto alle correzione iri, io lo ripeto sono meno di un dilettante e quindi non posso che ringraziare chi perde il suo tempo a leggere e commentarmi, può solo essere di aiuto. oltretutto a migliorare ci tengo perché tra una balla e l’altra sono arrivato a 34 capitoli che non avrei mai creduto di scrivere. Cosa che per me è già un risultato, ma siccome sono carogna in primis con me stesso, e siccome ho deciso che questa cosa la voglio fare bene sarò spietato. Poi non appena su ste pagine ci metterà le manazze ema ci sarà da tremare. ;)

  12. Eleas on 25 gennaio 2010 at 23:23

    bb mi ha spiegato che fatica a leggere a strattoni quindi sta attendendo un altro paio di capitoli, per ora è ferma al capitolo 33.

  13. Eleas on 25 gennaio 2010 at 23:24

    da un lato la capisco leggere un capitolo ogni dieci giorni è dispersivo, almeno ti tieni da parte un po’ di roba e la leggi.

  14. iri on 25 gennaio 2010 at 23:27

    io non vedo l’ora di vederli i commenti di ema, ma non è una battuta. Anche quelli di Val

  15. Eleas on 25 gennaio 2010 at 23:29

    anche io sebbene li tema non poco so bene quanto sia ema sia val siano acuti nelle osservazioni e so altrettanto bene che dopo i loro interventi mi toccherà rimaneggiare non poco, ma come ti dicevo questa cosa voglio farla per bene, con serietà. Adesso però ti saluto e vado a letto che domani sveglia alle 5 e partenza alle sei per la Svizzera ci si sente domani in serata. Notte e grazie ;)

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