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sabato, novembre 7th, 2009

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Insecta, Letteratura, Racconti

Insecta – Dialoghi

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Erano partiti da alcuni minuti e già Gabrielle si sentiva in ansia per loro, eppure avrebbe dovuto temere più per se stessa. Ulamba la riportò immediatamente alla realtà.

- Dobbiamo andare Gabrielle, SRRRK non può attendere.

- Sì.

Si diressero verso la cella-laboratorio in cui l’enorme calabrone era rinchiuso. Non aveva più cercato il contatto con lui da dopo il suo risveglio, da quando Rachel gli aveva mozzato una zampa. Ogni tanto le arrivavano i pensieri dolorosi dell’animale, ma aveva preso ad allontanarli, per non sentire male anche lei. Adesso avrebbe dovuto affrontarlo. Arrivarono alla vetrata da cui si poteva osservare il comportamento del prigioniero.

SRRRK era appallottolato su se stesso, immobile, scosso ogni tanto da qualche tremito. Gabrielle si avvicinò al vetro, proiettando verso di lui la sua mente per fargli capire che era lì e lo stava guardando. Sentì al contempo la calda e rassicurante presenza di Ulamba dietro la sua coscienza e improvviso il dolore e l’odio gelido dell’essere.

CoSa Vuoi SoLoQuaTTRoZaMPe FeMMiNa

PaRLaRe CoN Te

uCCiDiMi è MeGLio

SRRRK DoBBiaMo PaRLaRe SaPPiaMo QuaNTo iL Tuo PoPoLo STia PaTeNDo La FaMe

VeRRà TRoVaTo iL MoDo Dai SiGNoRi e Voi MoRiReTe TuTTi

L’insetto provò a muoversi, ma evidentemente il moncone si stava infettando e una fitta di dolore lancinante gli attraversò la mente, riversandosi in quella di Gabrielle che vacillò e sarebbe stata travolta, se non fosse stato per Ulamba. Il dottore diede forza alla sua mente, prese a scavare nei sentimenti vigorosi di Gabrielle e le ricordò chi lei fosse.

io STo MoReNDo NoN PeRDeRe TeMPo CoN Me

NoN PoSSo PeRMeTTeRe CHe aCCaDa

NoN Puoi CeRTo iMPeDiRLo SToLTa è L’aNDaRe DeLL’eSSeRCi

PoTReMMo CuRaRTi La FeRiTa

eNTRaTe e TRoVeReTe La MoRTe

NoN Ti iNCuRioSiSCe iL PoTeR CoMuNiCaRe CoN uN’aLTRa SPeCie

è iRRiLeVaNTe

Gabrielle si staccò da lui, per riprendere fiato.

- Non ce la faccio Ulamba, è ostinato e preferisce morire, credo che la ferita sia infetta, se riuscissimo a curarla.

- Gabrielle non possiamo certo entrare là dentro.

- Lo so cazzo, ma non riesco a capire come aiutarlo.

- Non puoi Gabrielle, semplicemente non puoi.

- Così morirà e non avremo ottenuto niente e quel folle di Sitark potrebbe pure decidere di usare i nephila e a quel punto sarebbero dolori per tutti.

- E cosa pretendi di fare? Entrare là dentro, fargli due carezze e ottenere così il suo affetto?

- No però…

- Nessun però Gabrielle, dobbiamo operare da qui.

SoLoQuaTTRoZaMPe FeMMiNa

- Mi sta chiamando!

- Questa è una novità, non perdiamo l’occasione.

Si rimisero subito al lavoro.

eCCoMi SRRRK CoSa Vuoi

SaPeRe

CoSa

PeRCHé Sei iNTeReSSaTa a PRoPRio a Me

SoNo LeGaTa a Te CoN La MeNTe e NoN So PeRCHé iN Più C’è uN GRaVe PeRiCoLo CHe Ci MiNaCCia TuTTi

NaTuRaLe aVeTe VioLaTo i LuoGHi PRoiBiTi

e QueSTo CoSa iMPLiCa

CHe Le LeGGeNDe Si aVVeReRaNNo

QuaLi LeGGeNDe

La FiNe

aSCoLTaMi BeNe SRRRK io So a CoSa Si RiFeRiSCoNo Le LeGGeNDe DeL Tuo PoPoLo

MeNTi

No

NoN Sai NieNTe Di Noi

So QuaNTo BaSTa So CHe QueSTo è iL LuoGo iN Cui è NaTa La Tua RaZZa e So CHe Qui C’è uN eNoRMe PeRiCoLo

NoN è PoSSiBiLe CoME Fai a SaPeRe Lo Hai RuBaTo aLLa Mia MeNTe

No è La SToRia DeL Mio PoPoLo SiaMo STaTi Noi a CReaRVi SRRRK o MeGLio i NoSTRi aNTeNaTi

Tu MeNTi

NoN aVRei iNTeReSSe a FaRLo

Sì Che Lo aVReSTi Ti aCQuiSTeReSTi La Mia FiDuCia CoN Le MeNZoGNe

NoN Lo FaRei Mai RiFLeTTiCi

Gabrielle si allontanò di nuovo da lui per lasciarlo pensare, doveva riprendere fiato, essere nella sua mente era comunque una condizione comunque sconvolgente, cui non si era di certo abituata. Jorum aveva detto a tutti e tre gli psi di essere franchi con gli insetti. Non avevano niente da perdere e la sola strategia vincente da adottarsi era quella di dire chiaramente che il pericolo dei nephila non era limitato all’uomo, ma coinvolgeva tutte e due le specie. Ma certe cose si doveva avere tempo per digerirle. Nel frattempo Gabrielle preparò il racconto mentale di quanto appreso da loro in quei giorni, in maniera che qualora SRRRK avesse voluto sapere, lei avrebbe aperto la sua mente facendogli vedere i suoi ricordi. Ma doveva costruire il racconto in modo tale che l’insetto non potesse penetrare nella sua coscienza e ucciderla. Per questo Ulamba stava costruendo una sorta di muro psichico, intorno ai ricordi che avrebbero fatto vedere al calabrone. Passarono alcune ore. Poi da dentro il laboratorio udirono alcuni movimenti. SRRRK si stava spostando a fatica verso di loro e stava perdendo liquidi, forse una specie di sangue.

SRRRK

Nessuna risposta.

SRRRK

SoNo Qui VoGlio MoRiRe SoLoQuaTTRoZaMPe FeMMiNa FaMMi uCCiDeRe

NoN Vuoi CoNoSCeRe La VeRiTà

a CHi SaReBBe Di aiuTo

ai NoSTRi PoPoLi CHe RiSCHiaNo Di eSSeRe STeRMiNaTi

iL PeRiCoLo

Sì iL Suo NoMe è

No NoN Lo Si DiCe è uNa PaRoLaDaNoNDiRe

io La DiCo NePHiLa

Silenzio come se la mente di SRRRK fosse fuggita lontano. Nephila, il solo nome terrorizzava persino un colosso come lui. Passarono i minuti e i tre protagonisti di quel muto dialogo rimasero silenziosi e immobili. Fu SRRRK a parlare per primo.

CoMe CoNoSCi La PaRoLaDaNoNDiRe

aNCHe LoRo Li aBBiaMo CReaTi Noi i NoSTRi PaDRi Vi TeMeVaNo e Li HaNNo CReaTi PeR eLiMiNaRVi

SoLo CHe iL MaLe NoN Si LaSCia CoMaNDaRe

Dannazione! Una logica talmente semplice da non essere controvertibile. Ed era assolutamente vero. Gli esseri umani avevano gioccato allegramente con l’ingegneria genetica, come l’aveva chiamata Rachel, e avevano originato prima dei mostri, ma se non altro mostri moderati. Poi avevano aperto le porte dell’inferno. Se i nephila erano devastanti anche solo la metà di come li avevano descritti si trovavano di fronte a qualcosa di inarrestabile.

Hai RaGioNe SRRRK Ma è NoSTRo DoVeRe RiMeDiaRe

CoSa Sai SoLoQuaTTRoZaMPe FeMMiNa

Gabrielle a quel punto aprì la sua mente. Fece una sorta di cenno a Ulamba, per avvisarlo che iniziava a dare accesso all’insetto, in modo che lui rafforzasse le difese. E la coscienza di SRRRK iniziò a entrare in parte della mente della donna. Era una sensazione alienante. Adesso, in un certo senso, erano pari. Era stata lei a violare la mente del calabrone per prima, seppure inavvertitamente, ma poi la cosa era divenuta sistematica al punto da essere usata per scopi militari. Sentì la mente selvaggia e al contempo disciplinata dell’essere. Era la prima volta che ne sentiva i sentimenti reconditi. Era pieno di rabbia per la sorte del suo popolo, era pieno di risentimento per una cosa chiamata TReGua Di RRRiK, che aveva condotto la sua gente nelle condizioni attuali di miseria. Sentiva la sua meraviglia per le cose che stava apprendendo dai suoi ricordi recenti. Lo sgomento di lei nell’apprendere che gli insetti li aveva inventati l’uomo, divenne lo sgomento di lui, nel sentirsi una loro creatura. Al contempo SRRRK prese coscienza di alcuni delle motivazione alla base di taluni miti degli insetti. Il perché i LuoGHi PRoiBiTi erano tali. Lì erano stati tenuti prigionieri, torturati e quasi distrutti dal nemico, facile che quel posto fosse stato dichiarato malvagio. E acquisivano sostanza le oscure paure che, da piccola larva, il grosso calabrone aveva appreso sul Male. Un Male che coincideva sempre col bianco. Un Male che aveva un nome che pronunciare era un atto osceno. Un Male che dimorava nei LuoGHi e che non doveva mai uscirne pena la FiNe.

Quando lo scambio ebbe termine entrambi vacillarono, la debolezza dell’insetto si fece sentire e Gabrielle lo vide ondeggiare e cadere pesantemente di lato.

SRRRK

DuNQue è TuTTo VeRo

aLLoRa è FiNiTa

No

NoN C’è SPeRaNZa CoNTRo Di LoRo

C’é SeMPRe SPeRaNZa

SaPPiaMo TuTTi e Due CHe NoN PoSSoNo eSSeRe SCoNFiTTi Voi SieTe iNuTiLi iN GueRRa Ci aVeTe MeSSo SeCoLi PRiMa Di ViNCeRe uNa MiSeRa BaTTaGLia CoSa PoTReSTe FaRe CoNTRo Di LoRo

PoTReMMo uSaRe La STeSSa TaTTiCa

No SaReSTi DiSTRuTTa La LoRo MeNTe è iL MaLe

DoVRò RiSCHiaRe è PeR QueSTo CHe SoNo VeNuTa a CHieDeRe iL Tuo aiuTo

Hai CoRaGGio Ma NoN Hai iDea Di CoSa Ti aTTeNDe

Lo Farò Lo STeSSo

Silenzio, le parole scesero nella coscienza di SRRRK depositandosi lievi e terribili. Le alternative erano poche e l’insetto lo sapeva benissimo. I ragni erano avversari senza pari in guerra come in caccia. Le leggende dicevano che spesso combattevano pure tra loro e che le femmine li guidavano anche in attacchi suicidi per il solo gusto della morte. Le alternative erano allearsi con i SoLoQuaTTRoZaMPe o perire. Oppure si poteva tentare di chiamare gli aLTRi. Ma come rivelare alla SoLoQuaTTRoZaMPe FeMMiNa la loro esistenza, senza compromettere un equilibrio e un segreto che duravano da tanto tempo? La domanda rimbalzava nella sua mente some impazzita. Poi si decise.

eSiSte uN’aLTRa PoSSiBiLiTà

CoSa

Ci SoNo GLi aLTRi Ma Di LoRo NoN PoSSo PaRLaRTi io DoVRei PaRLaRe CoN uNa DeLLa Mia RaZZa uNa Più PoTenTe Di Me

CoMe PoSSiaMo CoNTaTTaRLa

NoN PoSSiaMo

SRRRK DoBBiaMo o PeRiReMo

- Allarme giallo! Allarme giallo! Massiccia presenza di polistes all’esterno della barriera sonica. Allarme giallo! Allarme giallo!

PoLiSTeS

CoSa SoNo SRRRK

Voi Le CHiaMaTe VeSPe

- Allarme giallo! Allarme giallo! Massiccia presenza di polistes all’esterno della barriera sonica. Allarme giallo! Allarme giallo!

Poi l’allarme tacque, evidentemente Jorum lo aveva zittito. Jorum arrivò di lì a pochi minuti.

- M… i dissss… piace interrompervi. Abbiamo cccc… irca duemila vvv… espe polistes che ronzzz… ano qua fuori.

aVeVo MaNDaTo uNo Dei Miei iNDieTRo QuaNDo aVeVo CaPiTo CHe La BaTTaGLia eRa PeRDuTa Ma TeMeVo NoN Lo aSCoLTaSSeRo

PeRCHè

eRa uNo SCoNFiTTo MeRiTaVa La MoRTe PeR aVeR MeSSo iN PeRiCoLo TuTTo L’aLVeaRe

è uNa FoLLia

è La LeGGe Ma AARLL Lo Ha aSCoLTaTo PeR FoRTuNa

AARLL

CoLei Di Cui Ti PaRLaVo PRiMa

SaRà Lì FuoRi

NoN Lo So Ma è PoSSiBiLe i PoLiSTeS SoNo aL Suo DiReTTo CoMaNDo

Ci aSCoLTeReBBe

NoN Lo So DoVRei uSCiRe io a PaRLaRe

NoN CReDo CHe Me Lo CoNCeDeRaNNo

- Signnn… ora Gabrielle cosa dice l’insss… etto?

- Tenente, queste vespe, da quanto apprendo, potrebbero essere al comando di una figura di un certo rilievo nella società degli insetti. Se vogliamo avere anche una sola speranza di unire le forze e distruggere la minaccia dei nephila, dobbiamo cercare di parlare con questa AARLL.

- E come intendi riuscirci? – intervenne Ulamba.

- Ancora non te so dire, ma sto cercando di riflettere.

- Dannazione, giusto adesso che gli ufficiali superiori sono tutti in missione nei livelli inferiori.

- È Jorum adesso l’ufficiale in comando.

- Ho cccc… hiesto al CRIM dd… i ssss… orvegliarli, vvv… erremo aaaa…. vvisati se faranno qualcosa ppp… er penetrare la bbb… arriera. Ho ppp… arlato con Rachel su unnn ccc… anale protetto. L’ho aaa…vvisata, mi ha ddd… etto che ppp… er ora nnn… on dirà nnn… iente al comandante.

- Ma l’allarme lo avrà sentito anche Sitark, no?

- N…o Rachel aveva isss… truito CRIM per escludere tutti i livelli inferiori ddd… a ee…ventuali allarmi, tranne lei e mmm… e.

- Rischiate la vita così.

- Abbiamo tempo, quindi.

- SRRRK ascoltami devi collaborare con noi. È vitale. Prendi adesso la tua decisione. O cerchiamo un modo per giungere a una tregua tra i nostri due popoli o quel folle di Sitark cercherà il modo di usare i nephila contro di voi: e io sono più che sicura che si rivolteranno contro di noi.

Il corpo nero del calabrone rimase immobile. Passarono i minuti, senza che nulla accadesse. I tre umani rimasero immobili osservandolo.

SoLoQuaTTRoZaMPe FeMMiNa iL Mio PoPoLo è oRGaNiZZaTo iN MoDo MoLTo DiFFiCiLe NoN è FaCiLe oTTeNeRe CoNSeNSi

SPieGaMi

Ci Fu uN TeMPo DoPo eSSeRe FuGGiTi Dai LuoGHi PRoiBiTi iN Cui LoTTaMMo TRa Noi aL PuNTo CHe aLCuNe SPeCie NoN Ci SoNo Più

eSTiNTe

Voi DiReSTe CoSì

Ci uCCiDeMMo FiNo QuaSi aD auToDiSTRuGGeRCi FiNo a CHe uNa MaNTiDe RRRiK NoN PRoPoSe uNa TReGua Le RaZZe NoN Si SaReBBeRo Più BaTTuTe Tra LoRo Ma aVReBBeRo ViSSuTo aSSieMe NeL GRaNDe aLVeaRe

La CiTTà CHe HaNNo ViSTo i NoSTRi PRiMa CHe Li aTTaCCaSTe

Sì Lì ViViaMo TuTTi aSSieMe e NeSSuN iNSeTTo Ne MaNGia uN aLTRo PeR La TReGua

CaPiSCo

No Tu NoN CaPiSCi e NoN Puoi CaPiRe PiaNTaLa Di SeNTiRTi SuPeRioRe ViSTo CHe NoN Lo Sei e aSCoLTa La TReGua Ha PoRTaTo uNioNe è VeRo Ma La FiNe DeLLe GueRRe Ha FaTTo auMeNTaRe iL NoSTRo NuMeRo TRoPPo SieTe ViVi SoLo PeRCHè Vi SieTe NaSCoSTi BeNe Le LeGGeNDe NaRRaNo CHe La VoSTRa TaNa Sia STaTa TRoVaTa DaGLi aLTRI

CoSa

NoN CaPiSCi Le Mie PaRoLe SoLoQuaTTRoZaMPe FeMMiNa

Sì eRo MeRaViGLiaTa

PeRCHè

CoLoRo CHe Tu CHiaMi aLTRi aVeVaNo a CHe FaRe CoN uN GRuPPo Di RiCeRCa CHe VeNNe CReaTo Qui

QueSTo LuoGo è MalVaGio SoLoQuaTTRoZaMPe FeMMiNa NoN So Da DoVe VeNGaNo GLi aLTRi Ma SoLo CHe iL Mio PoPoLo Si FiDa Di LoRo

Mi CHiaMo GaBRieLLe

SoLoQuaTTRoZaMPe FeMMiNa aSCoLTaMi e NoN iNTeRRoMPeRe

SCuSa

GLi iNSeTTi PRoSPeRaRoNo oRGaNiZZaNDoSi CoN uN CoNSiGLio DeLLe RaZZe Di Cui AARLL è MeMBRo PeR La Mia RaZZa iL CoNSiGLio è QuaLCoSa Di CoMPLiCaTo uN LuoGo DoVe Si DeVoNo FaRe CoMPRoMeSSi Con RaZZe DeL TuTTo GueRReSCHe

Voi NoN Lo SieTe

Noi SiaMo GueRRieRi Ma NoN SiaMo SoLo GueRRieRi AARLL è MoLTo SaGGia Ma PeR Noi La SiTuaZioNe è GRaVe La FaMe STa FaCeNDo CeDeRe La TReGua Di RRRiK e STiaMo RiSCHiaNDo La GueRRa TRa SeiZaMPe

Noi NoN PeNSaVaMo CHe FoSSe CoSì GRaVe

Mi Hai CHieSTo Di FiDaRMi FeMMiNa Fa CHe NoN DeBBa PeNTiRMi DeLLa Mia DeCiSioNe SPiFFeRaNDo TuTTo a QueL Tuo CaPo CoN i SeGNi iN TeSTa

SiTaRK Ha Le CiCaTRiCi

NoN SoNo CiCaTRiCi NoRMaLi QueLLe Ma NoN SaRò io a PaRLaRNe

NoN CoMPReNDo Ma NoN Ti TRaDiRò

Lo SPeRo PeR Te

aDeSSo eNTRa e CuRaMi CoSì aNDReMo a PaRLaRe CoN AARLL

- entrare?

Gli altri si allarmarono immediatamente, erano rimasti in assoluto silenzio mentre il dialogo muto andava avanti. Ma, quella singola parola scappata a Gabrielle per la sorpresa, scatenò una ridda di commenti. Ulamba era assolutamente contrario, lei voleva entrare. Jorum doveva decidere. Gabrielle spiegò rapidamente che avevano l’opportunità di stipulare una tregua e che questo avrebbe mantenuto i nephila al loro posto. Jorum si appartò per parlare in segreto con Rachel. Era evidente che il rapporto che si era sviluppato tra i due andava ben oltre la missione o la stima reciproca. Ma Gabrielle intuì che nessuno dei due aveva detto niente all’altro, quindi non fece nessun accenno. Dopo alcuni minuti in cui tutti, SRRRK incluso, rimasero con il fiato sospeso, venne dato l’assenso. Gabrielle poteva scendere nel laboratorio. Chiesero a SRRRK cosa gli serviva per essere curato e se Gabrielle sarebbe stata in grado di farlo da sola. L’insetto disse di sì. Era un evento di portata storica, ma nessuno era lì a prendere nota, come spesso era accaduto nella storia umana. Per la prima volta dopo quattrocento anni, un umano si stava prendendo cura del suo più acerrimo nemico, un insetto gigante. Un gesto apparentemente qualunque, curare un essere ferito, ma in realtà un gesto che era sintomo di qualcosa. Era indefinibile in fondo cosa fosse, probabilmente il mero risultato di quell’accumulo di informazioni storiche sul fatto che proprio l’uomo era la causa della rovina in cui versava. L’insetto spiegò loro quanto serviva e il tenente si allontanò per ordinare a due soldati di procurargli una spada e di disinfettarla accuratamente col fuoco, di portargliela arroventata, quindi abbondande acqua e varie sostanze. Trovarle non fu semplice, ma, con l’aiuto del CRIM, riuscirono a procurarsi tutto il necessario. Dopo una mezzora si poteva iniziare. Gabrielle prese il carrello procuratole e aprì, sotto lo sguardo teso dei vari soldati pronti a uccidere l’insetto in ogni istante e di Ulamba e Jorum, la porta del laboratorio prigione.

L’odore fu la prima cosa che la colpì, c’era un tanfo incredibile di escrementi e di carne putrefatta. Sparso a terra un liquido a tratti rosso scuro, ma per lo più apparentemente incolore e viscoso. Le avevano spiegato che quello era il sangue degli insetti: il cui nome tecnico era emolinfa. SRRRK l’attendeva semi accasciato. Difficile capire le sue reali condizioni di salute. Non sapevano niente dell’anatomia degli insetti. Poteva notare sul dorso del bestione i moncherini delle ali, anche da lì colava liquido ematico.

Hai PauRa

NoN Ti FaRò DeL MaLe

Lo So – ma il tono era poco convinto.

aSCoLTaMi BeNe SoLoQuaTTRoZaMPe FeMMiNa Tu NoN Sai NieNTe Di Noi QuiNDi Se Vuoi Che io ReSTi ViVo Fa eSaTTaMeNTe QueL CHe Ti DiCo. DoVRai uSaRe MoLTo QueLL’aGGeGGio aRRoSSaTo DaL FuoCo

La SPaDa

Si QueLLa CoN La QuaLe Ci CoMBaTTeTe

io SoFFriRò Ma Se Ti FaRai iMPieToSiRe io MoRRò

Sì – pensò Gabrielle cercando di infondere nella sua voce mentale una sicurezza che assolutamente non aveva.

iNiZia DaLLa ZaMPa è uNa MeDiaNa QuiNDi La Sua iMPoRTaNZa è ReLaTiVa SaReBBe STaTo PeGGio CoN uNa ZaMPa aNTeRioRe o PoSTeRioRe Ma iL ProBLeMa è CHe La Tua aMiCa Ha FaTTo MaLe iL Suo LaVoRo DoVRai TeRMiNaRLo Tu e aMPuTaRe iN MoDo PuLiTo FiNo aLLa BaSe DeLLa TiBia

TiBia e DoVe SaReBBe

Ci SoNo Due PaRTi LuNGHe NeLLe ZaMPe FeMoRe e TiBia – SRRRK le indicò muovendo lentamente per non spaventare Gabrielle oltre quello che già era. – DoVRai DaRe Qui uN CoLPo SeCCo CoN La SPaDa iN MoDo Da FeRMaRe iL MaLe aLTRiMeNTi Si PRoPaGHeRà

Hai uNa CanCReNa

Se Tu La CHiaMi CoSì

aDeSSo DoVRai PRiMa aMPuTaRe Qui E poi BRuCiaRMi CoN La SPaDa Di FuoCo Poi DoVRai SPaLMaRe Le eRBe SuL MoNCoNe CHiaRo

iNiZia aLLoRa AARLL NoN DeVe aTTeNDeRe TRoPPo

Le mani della donna tremavano visibilmente, l’insetto voltò il capo laciandole uno sguardo eloquente, pur nella sua orribile mostruosità. Doveva recuperare la calma. Era a meno di un metro dal corpo enorme di un calabrone guerriero e non era morta, anzi lo stava curando, se quello poteva essere definito curare qualcuno. Si fece forza, trasse un respiro profondo e poi impugnò la lama rovente estraendola dalle braci in cui era riposta. Il ferro arrossato dal calore era una chiara minaccia, un avvertimento per chiunque, ma invece lei stava maneggiando per la prima volta un’arma per di più a scopi curativi, una specie di chirurgo.

uSa TuTTa La Tua FoRZa MeNTRe CaLi iL CoLPo

Lei si limitò ad annuire se avesse parlato adesso sarebbe svenuta o avrebbe dato di stomaco. Prese le misure, non poteva fare raffreddare la lama, posizionò il taglio ad una distanza non eccessiva dall’elsa, in questo modo avrebbe avuto l’effetto di aumentare la potenza del colpo che non sarebbe certo stato uguale a quello che avrebbe potuto portare un soldato di mestiere. Quindi sollevò la spada sul capo e calò chiudendo gli occhi per il terrore. Sentì un suono nauseabondo, poi l’urlo di SRRRK. Fu a quel punto che temette di aver fatto più danni che altro e aprì gli occhi, notando con sollievo che aveva troncato la zampa quasi esattamente dove avrebbe dovuto, il colpo era stato sufficentemente forte da staccare di netto il moncone in cancrena. A quel punto agì il più rapidamente possibile. Con le mani tremanti poggiò il piatto della spada fumante sul moncherino cauterizzandolo. Il puzzo di carne di insetto bruciata invase la stanza andando a sommarsi agli odori che già vi albergavano. Prese quindi i medicamenti e iniziò a cospargere abbondantemente il moncone cauterizzato. Gli spasmi di SRRRK erano tremendi ogni volta che lei sfiorava l’arto mutilato. Ma dopo il primo colpo, l’insetto non aveva più emesso un fiato che fosse uno. Le mani di Gabrielle si muovevano convulsamente, cercando disperatamente di terminare il più rapidamente possibile quel compito tremendo. Alla fine la zampa fu sistemata.

aDeSSo Le aLi aSCoLTaMi SoLoQuaTTRoZaMPe FeMMiNa iL FaTTo CHe Me Le aBBiaTe TaGLiaTe NoN Ha iMPoRTanZa TanTo Mi RiCReSCoNo Ma DeVi eLiMiNaRe QueLLo CHe ReSTa DeLLe VeCChie SeNZa aLi NoN PoTRò NeMMeNo CoMPaRiRe DaVaNTi aD AARLL

A quel punto spiegò, con voce fioca e stanca, come eliminare i residui delle vecchie ali a colpi di spada eliminando anche una serie di zone di pelle vecchia che stavano coprendo le nuove membrane trasparenti. Ma per fare questa operazione Gabrielle dovette salire sulla schiena di SRRRK. La sensazione di ripulsa ebbe quasi la meglio su di lei. Ma si fece forza, il calabrone non si sarebbe fatto avvicinare da nessun altro senza ucciderlo. Aveva stabilito, paradossalmente, proprio quel legame che inizialmente non aveva nutrito speranze di raggiungere. Dopo un tempo che parve infinito tutto fu fatto a dovere. L’insetto era evidentemente stanco.

oRa SeRVe QuaLCHe oRa Di RiPoSo Poi aNDReMo Da AARLL

Gabrielle si voltò per uscire a passo lento, esausta, provata oltre ogni limite.

SoLoQuaTTRoZaMPe FeMMiNa

Lei si voltò in silenzio.

GRaZie

Un lieve sorriso fu la sola cosa che riuscì a rispondere, sperò che l’insetto fosse stato in grado di cogliere i suoi sentimenti di sollievo per non avergli arrecato del male, ma in fondo un insetto cosa ne sapeva di un sorriso? Sorridevano loro? Avevano momenti di felicità o erano annientati nella razza per la quale vivevano e morivano? Ma in fondo, a pensarci, cos’era il Nido di Ferro se non un enorme alveare in cui nessuno contava come singolo? Lo aveva sempre detto, erano formiche. Quindi alla fine poco importava se il sorriso fosse o no compreso.

Quando uscì le porte vennero immediatamente risigillate. Lei si limitò a chiudersi in una stanzetta in cui si lavò per circa un’ora, fino a quando l’odore di SRRRK non fu sufficentemente lontano da lei. A quel punto si distese su una delle brande che erano presenti in ciascuno di quei loculi. Il sonno arrivò immediatamente, tanto ratto quanto nero e privo di sogni. Si perse in quel caldo e rassicurante abbraccio nero, dimenticando per un po’ tutto. Fu la voce di Ulamba dopo un periodo che le parve di pochi minuti a riportarla alla realtà.

- Gabrielle s’è svegliato, vieni.

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