Insecta – Scelte

11 ottobre 2009
By Eleas

Gabrielle attendeva ormai da ore nella stanzetta in cui l’avevano alloggiata, non aveva più notizie di Ismail, le avevano laconicamente comunicato che era stato portato in un luogo in cui non avrebbe potuto interferire. Una risata ironica, con contorno di sbuffo, le venne al pensiero della parola interferire. Erano secoli che l’umanità strisciava sottoterra per scampare alla minaccia degli insetti, quando non degli aracnidi, e quelli ancora pensavano ci fosse una qualche speranza.

Una parte di lei avrebbe desiderato mandarli tutti al diavolo, ma sapeva che non avrebbero mollato l’osso e che per il bene di suo marito avrebbe fatto meglio a collaborare. Aveva dormito un po’ e nel sonno aveva udito ancora i suoni, ma lontani e ovattati. Aveva visto immagini orrende di corpi mutilati, come riflessi in tanti specchi contemporaneamente, ma erano stati per fortuna attimi molto brevi. Le avevano fornito abiti diversi, una specie di uniforme color sabbia. Stivali dello stesso colore. Adesso attendeva in quella che di fatto era una cella.

Alla fine Ulamba arrivò.

La porta si aprì con un cigolìo, tutto cigolava o scricchiolava in quel pulcioso ammasso di carne umana che era il Nido di Ferro. Circa tredici milioni di umani ammassati uno sull’altro in un buco nella terra protetto dalla sola cosa che gli insetti non erano in grado di perforare, il metallo. I reparti più importanti dell’esercito erano quelli del Genio Riparatore, che controllavano incessantemente tutti i punti del rivestimento del Nido. Le riparazioni erano continue, immediate e precise. Anche una sola falla in quella placenta d’acciaio avrebbe significato la morte per tutti loro. Molti degli abitanti del Nido non erano mai stati in superficie, erano in un formicaio, uscivano solo i guerrieri (ed erano molti) a cercare cibo, legna, acqua e metallo. Si erano spinti sempre più lontano alla sua ricerca esponendosi sempre più a rischi. Ma il Nido era costruito in maniera intelligente aveva molte entrate e altre ne venivano costruite in continuazione scavando miglia e miglia di cunicoli in cui muoversi senza pericoli per arrivare alle riserve desiderate. C’era il cunicolo che conduceva all’acqua, quello che portava ad alcune miniere e così via. E non erano viaggi brevi. Si camminava per settimane sottoterra. I cunicoli erano enormi, nelle zone di sosta si allargavano in ampie caverne nelle quali solitamente si poteva trovare un po’ di ristoro. Così si muovevano normalmente, ma vi erano squadre specializzate nell’uscire all’aperto sfidandoli e cercando di capire dove fossero e se vi fossero pericoli imminenti. Ognuno degli abitanti aveva un compito, ognuno di loro non poteva venir meno a quel ruolo, la pena era la morte immediata. Quei secoli avevano reso l’umanità dura, l’avevano abituata alla morte e sebbene il venire meno di qualcuno caro fosse pur sempre un dolore, non durava troppo a lungo, non ce lo si poteva permettere. La guerra era costante, perenne e spietata. Si lottava per la vita.

- Gabrielle come sta?

Lei si riscosse da quei pensieri

- Dove avete portato Ism?

- Non si deve preoccupare, sta bene, ma temevamo potesse creare dei problemi e noi invece dobbiamo parlare di quanto lei sente.

- Avete intenzione di separarci legalmente?

- No se si comporterà come ci si aspetta, in fondo non avete ancora procreato e a tutti noi è utile che facciate il vostro dovere, poi lei sa bene cosa accadrà…

Già la separazione coatta. Ogni coppia poteva restare unita solo il tempo di generare un figlio e portarlo all’età di sei anni, nel frattempo aveva licenza di generarne un secondo. Ma poi si aveva l’obbligo di lasciarsi e unirsi a un altro uomo o donna. Questioni di sopravvivenza, non che la gente ne capisse molto, però aveva sentito dire che mescolandosi avrebbero avuto più possibilità di generare individui adatti alla sopravvivenza. Vi era un apposito organismo il Centro Gestione Accoppiamenti che vigilava a che persone dello stesso sangue non venissero a unirsi. Quindi ogni unione doveva essere prima vagliata attentamente da questo organismo. Come facessero a capire chi fosse parente di chi restava un mistero insondabile.

- Sì lo so, dunque cosa volete da me.

- Intanto tranquillizzarla e assicurarla che sarà seguita con cura.

- Sì certo lasciamo perdere le stronzate e veniamo al dunque, cosa volete?

Ulamba la guardò negli occhi, era un tipo sveglio e aveva capito che la tiritera della leccata di culo non avrebbe avuto alcun effetto. Strinse le labbra mentre prendeva un lungo respiro.

- Abbiamo diverse squadre là fuori.

- Sì questo lo so, lavoro al CdC.

- Quello che non sa è che non tutte sono in cerca di cibo o materiali. Alcune sono altamente specializzate e stanno cercando l’alveare principale degli insetti.

Il cuore di Gabrielle perse uno o due colpi mentre ripensava ai significati dei suoni che aveva udito. A quanti erano stati i suoni, quanti insetti aveva ascoltato? Scosse il capo, il solo pensiero le diede il voltastomaco come se avesse toccato qualcosa di viscido.

- Il disgusto è una reazione comune. Ora io vorrei sapere cosa ha sentito però.

- I suoni… discutevano del fatto che alcuni erano sopravvissuti – iniziò senza remore Gabrielle – colui che era responsabile dell’attacco ha detto che aveva il diritto di cercare di rimediare all’errore, credo abbia un nome, ma non sono sicura è più un suono che lo identifica.

Ulamba la ascoltava senza perdere una sola sillaba, osservava e ogni tanto prendeva qualche appunto sulla sua tavoletta in un cuneiforme nervoso. Il vecchio alfabeto era noto, ma poco usato se non in documenti ufficiali di una certa importanza o nei rari casi in cui qualcuno si dichiarava poeta. Ma più o meno tutti erano tenuti a saper leggere il cuneiforme. L’ignoranza non era ammessa.

- Vada avanti.

- In un secondo momento i suoni discutevano della strage, alcuni erano sopravvissuti e ne stavano seguendo le tracce. Uno ha detto che costituivano una minaccia per… – deglutì – per.. l’alveare che avrebbero dovuto avvisarli poichè ritenevano che coloro che inseguivano avessero intenzione di attaccarlo.

Ulamba la guardava esterrefatto.

- Ho detto qualcosa di…

- No mi perdoni, è che non si rende conto dell’importanza di questa sua intrusione.

- Importanza?

- Mi spiego meglio Gabrielle, finora avevamo avuto solo testimonianze di percezioni di singoli insetti, in situazioni esterne, niente che ci potesse effettivamente ricondurre alla reale esistenza dell’alveare. Insetti in volo, al lavoro, in combattimento. Ma mai interazioni.

- Ma come potete essere certi che io senta loro?

- Come altro spiegherebbe quello che avverte?

- Sono pazza?

Ulamba sorrise bonariamente, Gabrielle decise che non le dispiaceva quell’uomo.

- Non direi proprio.

- Non vi sono prove che suffraghino…

- Invece vi sono.

- Cosa?

- Una missione segreta è stata inviata a sud alcune settimane fa. Hanno seguito uno dei tunnel principali che conducono verso sud , uscendo allo scoperto il più lontano possibile da qui. Avevano una missione di cui nemmeno loro, tranne il loro comandante, erano a conoscenza, cercare l’alveare degli insetti e a quanto pare lo hanno trovato.

- E questa lei la chiama prova?

- Sì, Gabrielle deve capire che nessuno sapeva queste cose, il fatto che lei abbia sentito i suoni affermare che una squadra è stata attaccata e distrutta in parte, non fa che confermare l’ipotesi che lei sia stata in contatto con un insetto che è stato dentro l’alveare. Il problema è che questa squadra è ora dispersa e non sappiamo che fine abbiano fatto.

- Non comprendo di che utilità potrei essere?

- Ascoltando l’insetto e imparando a visualizzare meglio. Gabrielle lei ha dei poteri psichici che a lungo l’uomo ha cercato di sviluppare. Forse sono il risultato della politica di mescolamento adottata in questi secoli. Non lo sappiamo ancora con certezza, ma questi poteri vanno affinati. Non sappiamo fin dove potrebbero giungere. Quindi la domanda che le pongo è: se la sente di aiutarci? Lo scopo di questa missione è tirare fuori i superstiti e capire cosa hanno trovato. Il problema è che per farlo dovrà entrare talmente nella testa di quell’insetto da rischiare di perdersi in lui.

- Non potete inviare una seconda squadra?

- Solo quando saremo certi di non infilarli di nuovo in qualche altra trappola. Onestamente Gabrielle speravamo che l’alveare non fosse così vicino, ma questa situazione non ce la siamo scelta noi, dobbiamo solo farci i conti.

La donna riflettè qualche istante, li odiava quei cosi, l’idea di perdersi nella testa di uno di loro non le metteva di sicuro allegria addosso. Strinse un pugno. Serrando le labbra e mordendole fino a farle sbiancare.

- Come funziona?

- Ad ogni psi viene assegnato un controllore, qualcuno dotato di un certo potere ma non tanto da sentirli, qualcuno che possa in ogni momento riportare indietro lo psi se dovesse essere sul punto di perdere se stesso.

- Una fune…

- Se le piace il paragone sì, una fune di sicurezza. Se davvero lei ha sentito dialoghi all…

- Credo di avere anche visto qualcosa – Gabrielle si maledì dopo un attimo per aver detto quella frase.

- C… come? – Ulamba pareva aver ricevuto un pugno in faccia – È la prima volta, mai era successo. Dobbiamo fare dei test e capire quanto il suo potere è intenso e se sia governabile. Se la sente di iniziare subito?

- Ho scelta? – disse ironicamente Gabrielle alzandosi in piedi.

- Gabrielle, devo essere onesto con lei, secondo alcuni che stanno studiando il fenomeno pare che il potere si rafforzi con la vicinanza, c’è la possibilità che se lei accetta debba andare verso sud e anche uscire.

A quel punto fu lei a ricevere il colpo e la sola idea di uscire fu talmente terribile che dovette sedersi e fu in quell’istante che di nuovo li udì, no fu peggio li vide…

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9 Responses to Insecta – Scelte

  1. Valberici on 11 ottobre 2009 at 01:36

    Posso dire che scrivi molto meglio di come ragioni….fidati…. :P

  2. Naeel on 11 ottobre 2009 at 03:24

    io sul come ragioni neanche voglio entrare in merito, temo che finirei come Gabrielle a “sentire le voci” o peggio potrei sognare la Madonna e per me sarebbe la fine! però su come scrivi ti posso fare serenamente i complimenti. bene bene attendo il resto. solo una domanda: perchè si danno del “Voi”?

  3. Eleas on 11 ottobre 2009 at 09:36

    val: è un complimento strano… comunque grazie

    naeel: non so ma sei sicura di non sentirle già le voci? Quanto al voi dove si danno del voi? mi sa che m’è scappato un voi di troppo oppure è gabrielle che parle di quelli del servizio devo rileggere…

  4. Valberici on 11 ottobre 2009 at 11:04

    Ma no non è strano, è una semplice constatazione. ;)

    Comunque parlando seriamente devo dirti che costruisci meglio i tuoi racconti dei tuoi ragionamenti.
    Però c’è da dire che riguardo al ragionamento io sono un tantino talebano. Come avrai già capito da tempo per me l’unica dimostrazione oggettiva è quella matematica. ;)

  5. Eleas on 11 ottobre 2009 at 11:55

    per me no e lo sai

  6. Naeel on 11 ottobre 2009 at 14:22

    “Gabrielle come state?” qui c’è l’uso del “voi”, a meno che Gabrielle non soffra della sindrome di Gollum. :-D

  7. Eleas on 11 ottobre 2009 at 14:40

    grazie naeel m’è scapato un “te” di troppo, correggo Gabrielle come sta è la versione corretta. Per quanto sarebbe carino impostare anche tutta la conversazione sul tono del voi, darebbe una sfumatura differente… mmm ci rifletto

    cmq grassie

  8. Iri on 11 ottobre 2009 at 15:50

    @Naeel: secondo me quelle che senti tu sono le voci dei Tokio Hotel

    @ Gairnri’ ‘l’alieno’ Eeleas:
    anche questo buono, ma non so, forse è che qui si incontrano personaggi che gia conoscevamo
    cmq
    1- “Anche una sola falla in quella placenta d’acciaio”… se sono chiusi sotto terra l’aria dove la prendono? Se c’è un tubatura gli insetti ci vanno dentro
    2-“dovrà entrare totalmente nella testa… di perdersi in lui” eleas, e se l’insetto prende possesso della testa di Gab e la comanda a distanza senza farlo capire agli altri esseri umani?
    3-psi???? Partito socialista italiano XD
    5-“no fu peggio li vide…” vuoi dire che Gab ha visto Valbe che rovescia la damigiana per scolarsi anche l’ultima goccia di grappa? E gli altri esseri umani si FIDERANNO di lei?
    Secondo me però in questa storia manca ancora un personaggio super fascinoso e misterioso, fetente che trama nell’ombra (a meno che non sia il pelatone o il dottore… questo lo scopriremo in seguito)

  9. Eleas on 12 ottobre 2009 at 13:28

    CORRETTO il voi erroneo all’inizio del dialogo tra Ulamba e Gabrielle

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